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La spocchia, l'arroganza e l'ignoranza di un pretenzioso uomo qualunque.

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sabato, agosto 27, 2005

"La gente non si piace al giorno d’oggi. Tolleriamo tutto ma sappiamo che i valori liberali sono fatti apposta per renderci passivi. Pensiamo di credere in Dio, ma siamo terrorizzati dal mistero della vita e della morte. Siamo profondamente egocentrici, ma non riusciamo ad affrontare l’idea del nostro io finito. Crediamo nel progresso e nel potere della ragione, ma siamo assillati dai lati più oscuri della natura umana. Siamo ossessionati dal sesso, ma temiamo l’immaginazione sessuale e dobbiamo essere protetti da enormi tabù. Crediamo nell’eguaglianza, ma detestiamo le classi inferiori. Temiamo i nostri corpi e, più di qualsiasi cosa, temiamo la morte. Siamo un incidente della natura, ma pensiamo di essere al centro dell’universo."

MILLENIUM PEOPLE, J.G. Ballard

 

Erminio Gozzetti non era poi così sicuro della sua visione. Offuscata dall’evaporazione dell’alcol, annebbiata dalla stanchezza della notte, l’immagine pareva chiara e nitida e un attimo dopo tutto sembrava di nuovo quel circolo dell’assurdo tanto rimpianto in film bunueliani. Il dialogo che ne seguì poteva essere stato frutto delle sue allucinazioni. L’unica speranza è che quel germe di umanità nuova portasse con sé le stigmate della tradizione: Concetta se femmina, Tano se maschio.

POPOLAZIONE DI INIZIO MILLENNIO, C.F. Luccarini

 

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lunedì, agosto 22, 2005

SE PERFINO IL MUGHINI…

 

 

Giampiero Mughini, re incontrastato del chiacchiericcio colto televisivo, tiene una rubrica su Il Foglio di Ferrara, Giuliano, intitolata Uffa! (con il punto esclamativo che denota una stanchezza giunta al limite della sopportazione). Sabato scorso il Mughini se l’è presa con uno dei vizi italici più evidenti che anche io contribuisco a rinfocolare sia come soggetto attivo (vado in vacanza immancabilmente dal 3 al 18 agosto) che come polemista passivo (e lasciatemelo dire, noioso): lo spopolamento delle città attorno a ferragosto. La puntata di Uffa!comincia così: “Italia quaresimale o Italia gaudente? Certo non hanno ragione quelli che sui giornali raccontano l’Italia allo stremo delle forze, come un Paese (notare la maiuscola, n.d.r.) dove sono in tantissimi a non potersi permettere le vacanze e dove nelle grandi città ci sono quartieri dove tutto funziona esattamente come in marzo o aprile. Non so dove vivono questi narratori, io vivo in un quartiere di Roma completamente vuoto e annullato dall’esodo delle settimane attorno a ferragosto. E siccome la rivolta, la più minacciosa dei tempi moderni, la rivolta degli oggetti, scatta ovviamente nei periodi dolenti, ecco che la vita si fa difficile assai”. Tralascio i guasti occorsi al frigorifero e al condizionatore del Mughini e alle considerazioni sui vestiti da portare al lavasecco (complice una colf anch’essa presa dal morbo delle vacanze attorno al 15 ma che in linea di massima il Mughini le concede) tutti chiusi, il finale mughiniano è affranto ma risoluto: “abbiamo la fortuna di vivere in un paese dove si può andare in vacanza da maggio a settembre, niente da fare. In vacanza gli italiani ci vanno tutti quei venti giorni d’agosto. Epperò ci vanno tutti, contrariamente a quanto sostengono i quaresimalisti. Penso per questo che l’Italia di oggi sia un’Italia gaudente? Non lo penso affatto. Ma che Italia è allora?”.

E visto che nessuno risponde al Mughini, cockerino lasciato solo sull’autostrada dell’Urbe, rispondo io che tornato il 17 a casa, mi sono ritrovato a vagare tra serrande calate e strade completamente vuote anche di biciclette: l’Italia è un paese ridicolo e patetico, perché ogni anno attorno a ferragosto viaggio nei più sperduti paesini dell’Europa da Nord a Sud e mai, dico mai, mi ritrovo in mezzo a deserti cittadini come la Bologna, la Milano o la Roma di questi giorni. E aggiungo: e pensate a chi vive tipo a Budrio, o Vimercate… Bastava educare le masse a spostarsi con meno fragore e in modo un pochino più sparpagliato. Non ci voleva molto. E il problema è irreversibile, sia chiaro.

Postato da: davidet a 13:11 | link | commenti (3) |

giovedì, agosto 04, 2005

LEZIONI DI QUALSIASI COSA

Se il sindaco della mia città, dopo aver dato lezioni di legalità, di sobrietà e dopo aver voluto modificare la manifestazione del 2 agosto (come chiesero AN e FI) per non sentire i fischi, ci vuole dire pure che vestito metterci, a che ora mangiare, se usare il flute o il bicchiere a coppetta per bere il vino fermo, faccia pure. La differenza tra lui è un qualsiasi altro potente senz'anima e cuore è oramai definitivamente annullata.
 

Postato da: davidet a 14:12 | link | commenti (3) |

martedì, agosto 02, 2005

io non ho mai dimenticato

LUI, INVECE, SI

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martedì, luglio 12, 2005

VINCEREMO!, VI PRENDEREMO!

Ma cosa siamo andati a scuola a fare? La comunicazione politica è ancora legata ai vecchi adagi del ventennio, all'urticante e tagliente oratoria del Furher? Tony Blair è diventato probabilmente un automa, una specie di replicante senza aver visto cose che noi umani non possiamo immaginarci. Prima il sangue e poi la vendetta, prima la morte e poi l'eroismo. Sono meccanismi che a livello psicologico denotano il grado zero di una nazione e se l'intero occidente si fa trasportare in questa spirale della legge del taglione, siamo fritti. Non abbiamo bisogno di proclami populisti ora, non abbiamo bisogno di fare un'altra guerretta, ma di capire cosa c'è dietro le bombe. La paura è soltanto una necessità dei governanti occidentali, è un serrate le fila verso il proprio elettorato, è l'acquisizione illimitata di consenso. Pensate sempre a chi ci guadagna di più dai proclami e dai tristi atti pratici di Al Qaeda... chi governa già. Ecco che ancora nessuno tra analisti di guerra, esperti di politica internazionale, psicologi di fama, mi spiega cosa gliene viene in tasca ai terroristi nel mettere le bombe su un metrò o su un bus, uccidendo gente inerme. Niente, capito, niente. Perchè un kamikaze non si fa saltare avvicinandosi anche a venti-trenta metri da tony blair o bush, o berlusconi? mica devi abbracciare uno per farlo andare in  mille pezzi. Eppure questo non avviene, perchè i tanto vituperati nemici degli islamici fanatici alla fine la pellaccia se la portano a casa eccome. Siamo noi, gli agnelli sacrificali, gli harrison ford di fronte ad una replicante disputa economico-finanziaria che nemmeno possiamo immaginare.

Postato da: davidet a 10:14 | link | commenti (4) |

venerdì, luglio 08, 2005

ORIZZONTI DI GLORIA
 
Proprio mercoledì sera ho rivisto in piazza Maggiore a Bologna il film di Kubrick. La gente, il pubblico, il popolo (?) quando segue le parole degli accusatori di codardia verso i soldati scelti a caso per essere ammazzati, ride. E lo fa perché si accorge del senso del ridicolo che sta dietro quella convinzione militaresca: ucciderne uno per educarne cento. E ancora: uccidere per mantenere il potere, uccidere un mio concittadino, un mio compatriota, un mio collega di lavoro, di studi, di chiacchierate, perché la mia posizione superiore deve permanere e solidificarsi. Ecco, tutti ridevano lì in piazza, eppure quando avanzo l’ipotesi che le bombe del terrorismo di ieri, come quelle di Madrid, fino allo stesso 11 settembre, sono organizzate da chi vuole autoalimentare il proprio potere, i propri affari, le proprie sporche zampacce sul mondo, nessuno ride. Tutti a guardarmi con occhi sgranati, tutti a farsi il segno della croce, tutti a fare le facce di circostanza come l’intellighenzjia gauchiste e fare no, no con l’indice. Io me lo sono sempre chiesto e nessuno mi ha mai risposto in modo esauriente: ma che gliene viene a questa fantomatica organizzazione di Al Qaeda, mettendo le bombe? Voglio dire, il clima di paura avvantaggia Bush e Blair, mica questi sceicchi con turbante e kalashnikov. Eppure tutti a dirmi, il fanatismo religioso, l’islam che combatte gli ebrei, gli infedeli, i cristiani… ma? Scuse, fandonie. Qui siamo di fronte ad una strategia della tensione planetaria, dove i potenti, arabi e occidentali che siano, si divertono a farci credere che ogni giorno possiamo morire sul bus, sul metrò (Cofferati, mi ascolti che bisogno c’è di sputtanarsi tutti quei soldi? Li investa tutti in filo spinato per circondare Casalecchio, San Lazzaro e i colli…). Ecco il punto: far sembrare il mondo in pericolo ogni minuto da mani sconosciute. Tutto o niente. I fantasmi che si possono continuamente ridipingere come uno vuole. E’ stato Fuff Al-Am, Bin Hallarabad, Salam Sciaquon, ecc.. e tutti a guardare ste foto con i barboni. E poi avete visto quelli che saltano dentro al cerchio di fuoco, dico quelli che stanno nei campi di esercitazione di Bin Laden? Vi faccio notare che in natura un arabo, un pakistano, un libanese, anche quello più robusto e aitante, non  avrà mai la conformazione muscolare dei bicipiti e dei quadricipiti che hanno sti tizi che corrono nei campi dell’ Afganistan, vestiti in mimetica e con mitra in mano. Le palle che ci raccontano da cinque anni a questa parte sono davvero il massimo che la propaganda politica si è inventata dai tempi di Hitler. C’è questa minaccia nebulosa ma arabeggiante, questa ipotesi che tocchi a tutti prima o poi, ci sono i proclami di Blair e Bush: “Vinceremo!” (lo diceva il Duce questo ma è lo stesso), ma io ricordo a questi fantasmi di Al qui e Al là, che a Bologna ci hanno già messo molti chili di Compound B, proprio qui a cento metri da casa mia, in stazione, e sono morte 85 persone, probabilmente meno di quante ne sono morte ieri a Londra. Sappiamo cos’è la strategia della tensione, sappiamo che i terroristi o presunti tali, non si fabbricano gli esplosivi sotto il ciliegio e in cantina, sappiamo che per passare inosservati ci vogliono coperture, sappiano che quello che stiamo vivendo è tutta una grande balla.

Postato da: davidet a 10:22 | link | commenti (7) |

sabato, giugno 25, 2005

"Maria fece di Leonard un amante energico e intelligente, gli insegnò che prima doveva aspettare gli orgasmi di lei e poi finalmente concedersi il suo. Gli parve una semplice questione di buona creanza, come cedere il passo ad una signora davanti a una porta. Leonard imparò a far l’amore alla Hundestellung, alla pecorina, che era anche il modo più rapido per ritrovarsi senza coperte, e anche da dietro, con lei sdraiata sul fianco che gli dava le spalle, assonnata; oppure di fianco, faccia a faccia, perfettamente incastrati e con minimi movimenti che non spostavano quasi le varie coperte. Si rese conto che non esistevano regole fisse per l’eccitazione di Maria. A volte bastava che la guardasse negli occhi e lei era pronta. Altre volte, doveva lavorare di pazienza, come un bambino sul modellino di un’auto, per poi sentirsi interrompere dalla proposta di pane, formaggio e un’altra tazza di tè. Scoprì che adorava le tenerezze bisbigliate all’orecchio, ma non oltre un certo limite, non dopo che gli occhi avevano incominciato a socchiudersi".

(Ian McEwan, Lettera a Berlino, Einaudi)

Postato da: davidet a 14:44 | link | commenti (6) |

martedì, giugno 14, 2005

CASSONETTO DIFFERENZIATO PER IL FRUTTO DEL PECCATO
Ringrazio innanzitutto gli elettori del seggio 269 di Bologna, dove ho prestato servizio per tre giorni: 46,93% i votanti. Per 23 voti non si è raggiunto il quorum. Detto questo non può essere più tollerata questa imposizione di valori religiosi in uno stato che si dice laico. Tanto lo so, domani avrete già dimenticato tutto, anche i più convinti assertori del si. Ricomincerete a pensare alle ferie, al conto in banca, alle bollette. Alle solite tappe elencate più sotto in un altro post. Se la vostra amichetta del cuore o collega di lavoro ieri è andata al mare invece che a votare, giusto da giovedì ricomincerete a salutarla. La realizzazione dell’individuo è oramai solo questa. A nulla serve pensare con il proprio cervello, perché il rullo compressore delle ovvietà e del superfluo non lo si può fermare. Lo stesso pc su cui sto scrivendo fa parte di questa mentalità ipertecnologica e frettolosa che lascia solo cadaveri dietro di sé. Ma io ne faccio volentieri a meno. Vi lascio i vostri papi buoni, le vostre certezze economiche e culturali da borghesi, la vostra legalità, il vostro moderatismo buono giusto per cambiare canale davanti alla tv. Perché c’è solo amarezza nel vedere la gioia e la sicumera di chi invita a non esprimersi. Provate a pensarci: meglio che non dici nulla, che non dai un parere. Ma che storia è questa? Il progresso è solo sky e fastweb o la possibilità di essere liberi e non schiavi del pensiero altrui? Me lo chiedo, perché credo che il più grande danno in questi casi lo compiono i finti assertori del sì, delle cause della domenica. Mi sono arrivati, nei giorni scorsi, ben tre sms con scritto vota sì. A me. Ecco vedete vuol dire che qualcosa non funziona nemmeno tra quel 26% di votanti. Mostrarsi di fronte alle truppe clericali, senza una grande idea di fondo, una strategia di pensiero, uno straccio di condivisione valoriale, è come perdere prima di iniziare. Avanziamo per slogan e non per convinzioni personali, per trita appartenenza partitica e non per coerenza individuale. Ieri sera quella sagoma di Giovanardi diceva a Fassino: “Ma cosa ti lamenti dell’astensionismo che due anni fa al referendum del 15 giugno hai invitato gli elettori a non votare?”. Cosa fate allora, dite che questo signore, che io reputo un garrulo coglione, ha torto? Il sindaco della città con il seggio 269 dopo essersi battuto per anni per l’estensione dell’articolo 18 alle aziende con meno di 15 dipendenti, all’improvviso si dichiarò per l’astensione sui quesiti referendari in merito. Però due giorni fa, nel silenzio più assordante, ha detto che sarebbe andato a votare quattro sì a questi referendum. Era in vacanza pare all’Elba e non si capisce se è tornato per fare la dichiarazione (era di venerdì, giusto in tempo per la chiusura) o addirittura per votare (pare abbia votato misteriosamente ieri mattina alle 8). Ecco questi sono i leader politici che ci aiutano a pensare con la nostra testa: smorzare gli entusiasmi nei loro confronti non vi sembra un atto dovuto? Infine, due righe per tutte quelle donne che non sono andate a votare. Vi hanno chiesto di parlare di voi, di decidere per il vostro corpo e la vostra anima, la vostra vita, la vita di chi verrà. Erano quattro quesiti che dimostravano il grado di bassezza raggiunto dal clero italiano e dalla grande forza dei meccanismi democratici raggiunti in questo paese. Ebbene, non esprimendovi o non impegnandovi per confrontarvi e capire avete commesso un errore davvero bestiale. In fondo i quesiti miravano a ristabilire un principio di scelta e non ad imporre moralismi, verso i quali dopo ieri, mi opporrò con ancor più forza. Ribellatevi davvero, sollevatevi: è l’unico modo per proseguire.

Postato da: davidet a 10:43 | link | commenti (15) |

giovedì, giugno 09, 2005

QUESITO 1: SCHEDA AZZURRA

Limiti alla ricerca e alla sperimentazione sugli embrioni

LA LEGGE 40 vieta ogni tipo di sperimentazione sugli embrioni umani e quindi anche le ricerche sulle cellule staminali embrionali: per questo motivo ne è vietato il congelamento.
 
SE VOTI SI: sarà possibile congelare gli embrioni ed effettuare ricerche scientifiche sulle cellule staminali embrionali. Ricerche che il mondo scientifico ritiene indispensabili per trovare cure più efficaci per il diabete, il Parkinson e l’Alzheimer.
 
SE VOTI NO, tutto rimane come prima.
 
SE NON VAI A VOTARE, oltre ad essere stronzo di tuo, perché una questione del genere richiede un tuo parere favorevole o contrario, rischi di essere un esempio da stronzo per parte della società che ti sta attorno un po’ come ha fatto Rutelli qualche giorno fa.
 

 

QUESITO 2: SCHEDA ARANCIONE

Limiti all’accesso della procreazione assistita

LA LEGGE 40 permette solo a coppie sterili di accedere alle tecniche della procreazione assistita. Prevede inoltre che non possano essere creati in vitro più di tre embrioni e impone che questi ultimi siano impiantati nell’utero tutti e tre contemporaneamente e senza diagnosi preventive sul loro corredo genetico.
 
SE VOTI SI: potranno accedere alla fecondazione assistita anche le coppie fertili che rischiano di trasmettere ai figli malattie genetiche. Sarà possibile la diagnosi pre-impianto per evitare di impiantare embrioni portatori di difetti genetici.
 
SE VOTI NO, tutto rimane come prima
 
SE NON VAI A VOTARE, lo sai che su questo blog si augurano le sventure, ebbene di cadrà il pisello per terra all’improvviso, così voglio vedere come proverai a fare un bambino…
 

 

QUESITO 3: SCHEDA GRIGIA

Diritti del concepito

LA LEGGE 40 assicura i diritti di tutti i soggetti coinvolti nella procreazione assistita compreso il concepito. I sostenitori della legge ritengono una conquista aver equiparato il concepito agli altri soggetti, i referendari invece lo considerano un riconoscimento eccessivo di fronte alla madre.
 
SE VINCE IL SI: sarà cancellata l’equiparazione tra i diritti dell’embrione e quelli della madre e del padre. E allo stesso tempo si vuole evitare che si creino premesse per interventi restrittivi per la legge sull’aborto (dove i diritti di mamma prevalgono su quelli del feto).
 
SE VOTI NO, tutto rimane come prima
 
SE NON VAI A VOTARE oltre a ritrovarci tra qualche anno con strisce viola che contraddistingueranno i posti auto riservati agli embrioni, papa Ratzinger ci insegnerà a come non respirare per non ledere i diritti delle particelle di ossigeno
 

 

QUESITO 4: SCHEDA ROSA

Divieto di fecondazione eterologa

LA LEGGE 40 vieta la fecondazione eterologa, cioè effettuata utilizzando gameti (spermatozoi nel caso la sterilità sia maschile, ovociti nel caso la sterilità sia femminile) di donatori esterni alla coppia. Chi viola questa norma è punito con una sanzione che va dai 300mila ai 600mila euro.
 
SE VINCE IL SI: spermatozoi e ovociti di donatori esterni alla coppia potranno essere usati. Ciò darà una possibilità in più di diventare genitore a chi rischia, a causa del suo patrimonio genetico di trasmettere malattie ereditarie ai figli
 
SE VOTI NO tutto rimane come prima
 
SE NON VAI A VOTARE, torneremo alla castità trecentesca e a frasi tipo: “sesso uguale cativo”, “accoppiamento fa la bua”, “ma come fai ad essere così nero, se tuoi padre è di Oslo? Polizia! Polizia!”

Postato da: davidet a 11:26 | link | commenti (7) |

mercoledì, giugno 08, 2005

LUZZATI CHI?
Posso dirlo? Non credo che Enzo Biagi e Michele Santoro siano dei martiri. Non criminali come disse Berlusconi ma nemmeno eroi o portabandiera di chissà quale ideale. Hanno fatto una ridicola campagnuccia elettorale a favore dell’Ulivo, tutto qui. Biagi si è fatto baciare da Benigni, ha fatto dire che Berlusconi è un incompetente e non so quale altra amenità. Santoro, dopo storiche e rivoluzionarie, queste sì, battaglie contro la mafia, si è rinchiuso nel tinello di casa ds, a contare le stoviglie, prima di passare da Arcore pure lui, per poi ritornare in Rai. Questo è il giornalismo in Italia, gente. Si devono servire i partiti, nemmeno gli editori. Poi capita che le due cose si sovrappongano (si veda SB), ma quando SB salta (perché prima o poi salta, statene certi) chi è che lancia l’evangelica prima pietra? Biagi? Santoro? Lilli Gruber? Mentana? Ferrara? Mica dico di non fare il tifo, parteggiare, ma nel loro lavoro provino a porsi prima una domanda inerente l’integrità e il valore della verità del fatto e poi, mica dico di non farlo, quella su quanto viene in tasca all’editore. Eppure viviamo in un’epoca dove è stato eretto il monumento ad un giornalista che dice “in 60 anni di giornalismo mai una querela”. Male, ragazzo, male. La querela significa che hai fatto scompiglio, che hai toccato, sfiorato gangli vitali. 60 anni di moderazione, di placido andazzo, sono oltretutto una gran rottura di maroni. Comunque nella serata in cui si riapre la questioncina Biagi-Santoro e in cui si raccoglie il cerone di SB, Ferruccio De Bortoli grande intellettuale quello a cui è stato rubato uno scatto mentre sorride a denti stretti per l’icona in cima alla pagina de La Settimana enigmistica, ecco lui che aveva appena ridacchiato con classe sulla celebre gaffe berlusconiana di Romolo&Remolo, ha elencato l’epurazione in rai dicendo “i soliti Biagi, Santoro e Lut, Luz, Lutz, Luzzati”. Beh, so che Luttazzi non entra nei libri di storia e che nessuno lo studierà sui sussidiari, ma per me lo dico candidamente non c’è differenza alcuna tra le due gaffe. Cretino il primo, cretino il secondo: entrambi non sapevano di cosa stavano parlando. Loro, i potenti della politica, dell’economia, del giornalismo che si spartiscono gaffe, soldi e potere. Un po’ come suggeriva Virzì in Caterina va in città e come raccontava http://bando.splinder.com in una mail privata sottolineando il glamour delle nozze tra il figlio di Bertinotti e una non so quale consigliera di Alleanza Nazionale. Gli unici a rimanerne fuori da questa disfida siamo noi, poveri coglioni, precari. Ma fieri della propria integrità morale.

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martedì, giugno 07, 2005

AMATEMI di R. De Maria
 

Isabella Ferrari è un tale e devastante cicloncino di fascino e passione fin dai tempi di quello che è oramai un must su questo blog: Sapore di mare. Non poteva, un giorno, che uscirne fuori una sorta di biopic, fittizio ma biopic, su di lei. Perché Amatemi è un film che mostra Isabella Ferrari attraverso l’occhio del maritino Renato (che fa pure un cammeo dolce dolce), cioè il taglio di sguardo che l’uomo De Maria, ha sul corpo, sul viso e sulle gambe della donna Ferrari. Poi, dopo il banale assunto iniziale, mentre seguivo il film, in compagnia di Rinaldo Censi (che incontro più di mia madre), mi è pian piano riaffiorato quel sentore di liberazione femminile dal ruolo precostituito di moglie prona presente in Pane e tulipani. E guarda chi ti ritrovo tra le autrici dello script? La Leondeff! Evidentemente l’alchimia tra lo spirito leondeffiano e la regia dell’ometto di turno (Soldini e ora De Maria) è qualcosa di estremamente sano e sinceramente poco precostituito, poco codificato. Il personaggino della Ferrari per alcune signore un po’ demodé e piuttosto conservatrici, potrebbe essere semplificato con l’assunto: ma questa è una troia. Per il sottoscritto e spero anche per Censi (che pare avesse appena finito di vedere per la sesta volta Operai, contadini di Straub e Huillet), invece, si tratta di una versione poeticamente e politicamente libera e intrigante dell’erotismo e della sessualità vissuti senza l’impellenza delle tappe forzate che costringono la nostra vita ad una terrificante pappa di atti ufficiali identici e cadenzati pedissequamente nel tempo: battesimo, comunione, cresima, università, lavoro corretto e abbondante entro i 28 anni, fidanzamento, mutuo, matrimonio, il primo figlio, il mar Rosso, il secondo figlio, le Mauritius, l’asilo e le tappe scolastiche del figlio, quanto manca alla pensione?, problemi di eiaculazione precoce, la macchinona, diventare nonni, qualche problemino di circolazione del sangue, la pensione, la casa in campagna o al mare, l’infarto, l’estrema unzione, il cimitero. Abbiamo dimenticato la dimensione della propria sessualità, ma fa niente. Certo a De Maria questo non interessava per nulla, l’ho aggiunto io. Ma andate a vedere Amatemi perché il tono grottesco calza a pennello in questa composizione cinematografica (mi ha ricordato la follia di Perduto amor di Battiato) e potremo pure imparare perché un vecchietto che si avventura ad attraversare un incrocio lo tiriamo sotto e Isabella Ferrari che sbuca all’improvviso da dietro una macchina per compiere lo stesso atto, no.

Postato da: davidet a 15:42 | link | commenti (5) |

venerdì, giugno 03, 2005

A GRANDE RICHIESTA: LETTERE MAI SPEDITE 46 (a Francesco Rutelli, presidente di qualche cosa di sicuro)
Caro Francesco,
oramai chiunque ha raccontato (sghignazzando) i tuoi quadrupli salti carpiati per trovare una bella poltrona su cui poggiare il tuo bel culone e papparti tre-quattro-cinque mila euro di stipendio mensili. Quindi non aggiungo nulla, ma ti avviso: si vede, si capisce. Fai tutto, straparli, sorridi, cerci (invano) di essere spiritoso per un solo preciso obiettivo: il potere. Sei una di quelle persone a cui appena dicono ‘la nomino direttore’, ti giri e cominci a trattare da servo anche tuo figlio. Detto questo, continuo affermando che l’hai combinata grossa dentro l’ulivone. E per la prima volta da mesi mi fai andare d’accordo addirittura con romanoprodi (a proposito, spero e anelo primarie a go-go e prodi è estremamente onesto e riproporne l’opzione). Ma la cosa che più mi stupisce è il tuo invito a non andare a votare il 12 e 13 giugno. Beh ecco, vedi, io proprio non comprendo chi invita a starsene a casa o andare al mare, perché significa non combattere, non opporsi in duello. Nell’ordine hanno invitato candidamente gli elettori a rimanere a casa dalle tornate referendarie: Bettino Craxi, Sergio Cofferati e ora Francesco Rutelli. Quindi non ti auguro nessuna disgrazia, altrimenti poi sul blog ne esce una polemica etica e personale, ma soltanto un accadimento sinistro e casuale: perdere di un voto o due, la poltrona di deputato alle prossime elezioni nazionali.

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giovedì, giugno 02, 2005

NON, NEE, NO!
 

Ci sono vari modi per dire no. Ma c’è un solo univoco metodo interpretativo per tradurre quei no in un messaggio politico. Gli olandesi e i francesi che hanno rigettato la costituzione europea hanno suggerito, in massa, che l’Europa appena nata deve cambiare registro, deve darsi una regolata. Come diceva De Gaulle (e guarda le contraddizioni della storia con i gollisti francesi che hanno in buona parte appoggiato entusiasticamente il si in Francia) la tecnocrazia non si può magnare (magnare è corsivo mio) l’anima di un’idea politica e sociale. Se accettiamo, e credo lo abbiamo fatto anche i sostenitori di queste varie declinazioni del no, una struttura sovranazionale, accettiamola senza che diventi un nuovo mostro di regalie, professionalità strapagate, burocrazia elefantiaca, neoliberismo smodato, propagatore di squilibri economici e finanziari. Altrimenti che senso ha demandare poteri a un’entità politica che propugna l’esistente, che a detta di tanti (e quei no lo dimostrano abbastanza bene) non funziona granchè bene. Infine c’è questa saggezza professorale che obbliga ¾ dei quotidiani a titolare che chi ha votato no rigetta l’Europa. Nemmeno un commento per questi falsificatori del reale, miopi, piccoli, beceri, estensori di un’idea di società che occulta i problemi, i drammi, le tragedie, i lutti della quotidianità per garantire alle coscienze e alle vite dei propri elettori progressisti ma moderati, una placida esistenza sotto un bel lenzuolo bianco e lindo.

Postato da: davidet a 11:59 | link | commenti |

mercoledì, giugno 01, 2005

LIBRI USATI

La crisi economica segna il passo anche nella nobile arte della vendita del libro usato (Pavese e Fenoglio l’hanno fatto per una vita). Nel non tanto lontano 2001, un romanzo usato mi venne pagato la metà, l’anno scorso quell’orribile libro di Michele Serra, Il ragazzo mucco, mi venne pagato un terzo del prezzo di copertina. Quest’anno invece, il mio solito pacco di libri regalati, e che mi hanno fatto pietà quindi li vendo, era composto da: 4 romanzi tascabili (valore totale in euro 29) e due volumi monografici uno di cinema e uno di sociologia (valore di copertina 45 euro in totale). Sei sono stati i librai interpellati, 5 gli euro offerti da due di loro solo per i quattro tascabili. I due monografici nemmeno li volevano gratis. Ovviamente i libri sono intonsi, giusto sfogliati per leggerli. Ma questo non conta, mi hanno detto, noi li compriamo solo se pensiamo di poterli vendere. Da ciò deduco che l’euro ha letteralmente eroso il superfluo, quel di più che serviva a rendere un archivio completo. Se siamo arrivati al punto che i romanzi non si pubblicano nemmeno più ma si pagano direttamente i costi di stampa all’editore, concludo sostenendo che l’editoria è in un periodo di crisi non nera, ma grigia. Manca ancora l’ultimo passaggio, frenato solo dai mogul della letteratura nostrana e non. Camilleri vive da nababbo con gli arancini di sicilia, mentre giovani più o meno talentuosi, fanno i facchini per pagarsi le spese di stampa. Agli ultimi si fa pagare la pensione d’oro del primo, al primo si racconta che la lettura è in crisi e che gli italiani non vogliono più leggere. Quando anche camilleri dovrà pagarsi i costi di stampa, la crisi sarà completa e non mi daranno nemmeno più un euro se vorrò vendere L’invenzione del telefono (dico per dire, mica ce l’avevo un libro del genere)

Postato da: davidet a 16:15 | link | commenti (1) |

venerdì, maggio 27, 2005

 

QUO VADIS, BABY? di G. Salvatores
 
 
 
 
L’ennesimo film di Salvatores sull’inutile sovrabbondanza e pesantezza dei gesti, degli oggetti, dei personaggi, delle azioni e degli atti, delle parole. Dopo aver mostrato di saper fare le panoramiche e usare i carrelli, il rifugio per il nostro amatissimo “italianoallesterochehavintoloscar” sta nel low budget di una storia nata storta e drammaturgicamente sotto lo zero. Si diceva che sovrabbondano i gesti e le azioni maledette per la mascolina protagonista Angela Baraldi (fumare, bere, boxare, manca solo il sadomaso ma è ancora tabù), le citazioni da Ultimo tango, fritzlang, “non mi piace il cinema, l’ultimo film che ho visto è 20mila leghe sotto i mari”, i vhs con l’etichetta, i poster, l’insegnante Dams di cinema che ha quarant’anni; sovrabbondano le scene madri, le battute imparate a memoria, l’esclamazione “Cazzo!” prima che succeda qualcosa di improvviso o inaspettato. Insomma anomalia senz’anima di pesudo-genere thriller, dove tutto è falso, falsissimo e non c’è nemmeno la volontà di uscire, perlustrare, rielaborare un classico cliché. Desolante e a tratti fastidioso, fa riflettere davvero sull’intera carriera di un regista nato nei favolosi ’80 e stramazzato sul pavimento appena gli hanno detto che siamo nel 2005. Insomma, siamo dalle parti di Giordana (marcotullio non va al cinema dal ’92 e si vede), ma anche di Tomasi di Lampedusa. Bocciata la Baraldi e le sue borse sotto gli occhi (a proposito, Angela ti è caduta la retina di limoni, ecco, prendila, rimettila in borsa). Promosso Elio Germano, cinque-sei pose e dà lezioni a tutti di cosa significa rendere vivo un carattere, anche se titubante, lieve e defilato.

Postato da: davidet a 14:18 | link | commenti (5) |