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MILLENARISMI Al millesimo contatto su Tossine, va in premio un biglietto omaggio in prima fila per assistere, domenica 2 maggio ore 9 e 30 nell’Aula Absidale di Santa Lucia, alla lezione "La prosopopea ludica, il sacrificio e la maturazione metafisica nel pensiero di Sant’Agostino da Norchia e nella dialettica fra Tommaso di Antiochia e Brunello da Raspadide". Relatore Umberto Eco.
OVVIETA' SOLENNI (Parte quarta - Le parole sagge del nostro illuminato e indaffaratissimo presidente della repubblica Ciampi) Oggi è il turno del "Premio cronista 2003" e Carlo Azeglio si getta in uno dei più pleonastici, disarmanti e inutili moniti che nemmeno nelle portinerie dei Parioli…: "I cittadini chiedono sempre più di avere informazione su modelli e comportamenti positivi. Sono stanchi di un bombardamento continuo di negatività , di immagini che suscitano preoccupazione ed ansia, diffuse in tutti gli spazi di informazione" Infine, rivolto al lavoro dei giornalisti in territori di guerra: "Di questo vi ringraziamo di cuore e vi incoraggiamo. Continuate a raccontarci ed informarci tutto quello di cui siete testimoni" 
Allora, no, si diceva di questi zombie che corrono, corrono, ma fortissimo. Ma dove vanno? Dove? "Ricordi, istinto, forse vengono a prenderci" dicono dallo schermo. Addirittura uno di loro, degli zombie dico, si aggrappa modello netturbino SEABO ai predellini posteriori del camion in corsa e sbircia pure di sbieco mentre una macchina da presa onnivora segue il suo sguardo da uno specchietto laterale. Gli zombie di Romero deambulavano e nella loro lentezza risiedeva il tempo, per coloro non ancora infetti, di riflettere sulla impossibilità di sfuggire all’inevitabile. Oggi gli zombie scattano dopati come Ben Johnson alle olimpiadi e non ti lasciano nemmeno il tempo di pensare in mezzo a quale merda di mondo siamo finiti. Non so se si comprende il concetto? Non mi si concede nemmeno il tempo di guardarmi attorno perché devo scappare. Insomma, all’ennesimo diktat filosofico-comunicativo d’oltreoceano non mi voglio piegare (e piagare).
VERGOGNA Sento già , dopo nemmeno un mese, il blocco del bloggatore. Probabile che abbia paura non tanto di scrivere in assoluto, quanto di scrivere quello che penso. Infatti, mi vergogno nel dover dire che il governo italiano sta inventando tutta questa faccenda dei rapitori delle brigate verdi che in cambio della vita di ‘ostaggi’ chiedono una manifestazione di piazza, una pizza margherita, due capricciose, tre mascarponi e un limoncello.
Scommetto che il cadavere del morto resusciterà e che i video (come quelle puttanate con Bin Laden che guarda la tv e gioisce vedendo le torri che si sbriciolano) li girano in qualche casolare vicino Spoleto con la regia di Gino Landi. Inoltre mi vergogno di dire che mi sono divertito assai, a vedere AR, il film di Marco Ponti. Infine in Io & Annie versione italiana, i sottotitoli nella sequenza del terrazzo a casa di Annie, ci sono (battutina Allen assolutamente geniale: "Ho un pessimo ricordo dell’Università di New York. Successe che fui sbattuto fuori il primo anno perché copiavo negli scritti di metafisica: stavo sbirciando nell’anima del compagno a fianco a me").
Cercando di essere breve, consiglio di andare a vedere il film di Davide Ferrario, Dopo mezzanotte. Budget irrisorio, attori quasi alle prime armi (escludiamo Pasotti) e voglia di essere indipendenti nel raccontare, nel riprendere, nel mostrare (per le questioni distributive ne riparliamo un’altra volta). Comunque il grande pregio della pellicola è che riesce a trasmettere il doppio, ambivalente e ambiguo significato storico culturale della macchina cinema: tutto quello che vedi al cinema può essere reale e allo stesso tempo può essere totale finzione. Mi spiego: spesso ci si identifica nei personaggi, nelle storie (d’amore e di rabbia, of course), nell’idea che soggiace al testo narrato; spesso si salta sulla sedia, si ride, si piange di fronte allo schermo (minchia che transfert che è la sala cinematografica!); spesso si segue un’analisi teorica, una filosofia, un pensiero di fondo che il film nasconde o espone palesemente. Ma allo stesso tempo sappiamo che è tutto finto, che quello che vediamo è in una dimensione altra, umanamente invisibile e invivibile (ma che cavolo, e dire che l’ho appena vista) perché inesistente. Dopo mezzanotte rende questa oscillazione perenne, valore di scrittura, qualità stilistica, pregio concettuale. E lo fa rendendola assoluta, mescolando echi alla Keaton e alla Truffaut, incrociando ogni secondo il vero con il falso, in una idea poetico/estetica che mediando fra le due istanze ne crea una terza, estremamente peculiare che non è né reale, né irreale, ma solo cinema che, va detto, è stata una gran bella invenzione.
DOPO MEZZANOTTE
Questa mattina verso le 11 ho visto un carroattrezzi in panne...
trascinato da un altro carroattrezzi...
IPNOSI
Da Socci, Gustavo S. e Carlo G. piangono ancora sul cadavere italiano in terra irachena. Domanda: ma dov’è finito sto cadavere? E ancora: io ho appena ucciso un mio vicino di casa e mentre lo facevo Al Jazeera mi ha ripreso, pare che però non vogliano mostrare il filmato.
Comunque volevo scrivere due righe per dire che sono schiavo della tv. Basta. Punto e a capo. Sono 40 minuti che non riesco a cambiare canale. Perché? Perché non riesco ad inserire nel videoregistratore la cassetta di Io e Annie come mi ero prefissato di fare qualche ora fa? E perché rimango imbambolato di fronte al livoroso Oscar Giannino (quello che si rasa i capelli tenendo gli occhiali appoggiati alle orecchie…) nella spasmodica attesa che litighi con qualcuno? Aiuto.
LEZIONI DI POLITICA LOCALE (Parte seconda) - La Bologna che vogliamo Viktor Paaloma (nella foto) è oramai a tutti gli effetti il nuovo candidato sindaco del centro sinistra bolognese. Lui, l’uomo che ha sconfitto l’invincibile salumiere Aki Patakoonza reo di aver soffiato alla socialdemocrazia lappone il feudo di Skergenaardiev, sa come risolvere i problemi più impellenti di Bologna.
Con l’esperienza ottenuta nel profondo Nord e dopo aver fatto per anni il sindacalista in Galizia, riguardo alle inaugurazioni di opere pubbliche del Guazza ha suggerito sei semplici parole: "Aspettate e vedrete, i bolognesi capiranno". Poi in merito ai chioschi dei pakistani di piazza aldrovandi che da oggi dovranno chiudere alle otto di sera pena litri di olio di ricino, ha detto: "Eh, eh!"."Eh, eh cosa?" ha ribattuto un giovane dello staff del candidato sindaco. "Dai tempo al tempo, questa città ha grandi risorse intellettuali e materiali", ha risposto Paaloma. Infine il tour elettorale di Viktor è entrato nel vivo. Ieri ha visitato il Bar Otello ma scambiato per un extracomunitario è stato fatto allontanare dai vigili. Poi, verso sera, accompagnato dalla cricca degli intellettuali del centro storico ha visitato il bar Micky e Max di via Orfeo. Lì ha ricevuto affettuosi improperi e appoggiandosi alla consolle del videopoker con strip-tease ha improvvisato poche e argute parole: "Datevi da fare ragazzi, ce la faremo". Infine, in via Borgonuovo, di ritorno verso casa, uno stuolo di putti e paggetti ha cosparso di petali di rose il manto stradale proprio un attimo prima del passaggio di Paaloma.
PATRIE
In Germania usano un termine, Heimat, che si allarga fino alla canonizzazione dei krauti e dei wurstel; negli Usa ci si alza di scatto tutti in piedi alla prima nota dell’inno (poi si imbraccia il fucile e si esporta democrazia, ma questa è un’altra storia…); in Francia, in nome della patria, i trotzkisti vanno a votare Chirac per arginare il fenomeno Le Pen; e in Italia che succede? Si ricostruisce il sentimento da servitori della patria, l’enricototismo attorno alla retorica ciampiana, oppure glorificando un disgraziato che la vita ha portato a fare una scelta, scusate l’eufemismo, del cazzo. Che paese miserrimo, truce, squallido, che si nasconde dietro l’enfasi dei proclami e lascia morire la gente così, per orgoglio nazionale, manco fossimo sul Piave…
BAVA… ALLA BOCCA
Sono tempi magri per le mie necessarie visioni cinematografiche. Sono stato colto dalla sindrome della videocassetta che non c’è. Vado alla ricerca continua di film che nel mio archivio di oltre 1000 titoli non riesco mai a trovare. Spinto allora dal collega/compagno/acerrimo nemico Serge Palladini Daney sono andato, ieri sera a gratis all’ex Circolo della Grada (oggi Club 74), a vedere Quante volte, quella notte. Eroticissimo esperimento del ‘maestro’ Mario Bava, girato con mani fatate nel ’69, a cui il Mereghetti dà la bruttezza di una palla e mezzo. Ora, sarà stata per l’atmosfera da salotto che si crea di fronte al megaschermo di via Della Grada, sarà stato per il bicchierino di Sangiovese doc che mi sono degustato con estrema tranquillità , ma il film di Bava mi è piaciuto assai. Ammetto di conoscere Bava pochino, ma la schedina mereghettiana è così sommaria e spuria che non posso far altro che spendere due righe in più per l’opera baviana.
Innanzitutto siamo dalle parti di Rashomon, o come mi suggerisce Serge Daney Palladini de L’oltraggio: si tenta di illustrare la relatività della verità attraverso l’immagine. Ovvero: si suddivide il racconto in differenti punti di vista e si sa, che già il filtro della cinepresa modifica impercettibilmente il narrato figuriamoci le tre versioni di una notte infuocata di sesso da parte del viveur Gianni (Brett Halsey), della giovane illibata (?) Tina (Daniela Giordano) e del portinaio voyeur collezionista di foto di nudo che osserva i due col binocolo. Bava gioca, si diverte, fa scorrere una sceneggiatura che per almeno quaranta minuti è comicità pura piena di allusioni e ammiccamenti, per non parlare dell’esposizione immediata di quelle che sono le versioni ‘proibite’ della serata in esame (quella del tentativo di violenza, quella a sfondo gay e quella a sfondo lesbo), prima di arrivare alla versione della copula più casta e conforme ai canoni dell’esposizione dell’amore di coppia. 
Poi il racconto tende a girare un po’ a vuoto alla ricerca di una soluzione concettuale che va oltre la burla. Ma alla fine la sostanza è che la creatività stilistica, l’ingegno tecnico, la capacità di costruire cinema sta anche dietro la funzionalità di uno zoom insistito, di una curioso espediente ‘fuori vista’ reiterato per mostrare un bel paio di chiappe femminili o le nudità di un uomo. Chapeau a Bava che pare abbia avuto problemi di censura per questo film e che, ma qui ci sarà qualcuno che mi correggerà , ha dovuto mi pare reimpostare l’intera stesura dello script dopo una prima idea di messa in scena firmata Riccardo Freda. Chi vuole seguire la rassegna Bava che durerà per tutto aprile, ogni martedì alle 22 e 30, clicchi su http://www.zic.it/view/1931. Magari ci andiamo tutti 30 minuti prima così conquistiamo i divani della prima fila...
OVVIETA’ SOLENNI (Parte terza)
"E’ stato detto che il nuovo cinema italiano sia espressione di un’etica dell’intimo, definizione che racchiude elementi di verità : racconta i nostri disagi come le nostre speranze e che assieme ai ricordi del passato spero divenga un’epica sociale e della memoria" (C. A. Ciampi nella sala degli stucchi e degli arazzi del Quirinale mentre disquisisce di cinema, consegna targhette e invita la moglie Franca a staccare gli occhi da quel pezzo d’uomo di Peter Falk)
PETIZIONE DI GUERRA E’ ora di versare l’obolo alla patria cari cittadini. Per l’occasione vorrei che su Internet iniziasse una raccolta firme per mandare figli e figlie dei nostri ministri (primi e non), parlamentari, sottosegretari, tirapiedi, nani, ballerine, Solange, Ascanii e Tommasi in Iraq. Alla liberazione del popolo iracheno da una nuova minaccia dittatoriale deve concorrere in primo luogo chi ci crede e chi con essa ci campa. Piersilvio Berlusconi sarà il primo firmatario. Firmate gente, firmate. (nella foto gli effetti delle bombe intelligenti)
OVVIETA’ SOLENNI (Parte seconda)

Dopo numerosi capiufficio fantozziani, dopo ottuagenari principi decaduti, dopo vecchie carampane in odore di tumulazione, anche Steven Spielberg è stato nominato, del nostro illuminato e indaffaratissimo presidente della repubblica Ciampi, "CAVALIERE DI GRAN CROC". Auguri (a tutti e due...)
Hanno programmato in tv Willie Wonka e la fabbrica di cioccolato
il giorno di pasqua e non quello di natale:
sta succedendo qualcosa di molto grave, 
bisogna stare attentissimi,
è probabile che un colpo di stato sia alle porte...
THE PASSION OFF OFF
Commento del discusso The passion da parte di un ateo per grazia di dio
Non comprendo da che cosa ci si deve difendere di fronte alla passione cristologica by Mel Gibson. Premettendo che l’incenso pro Gibson metteur en scene è stato cosparso a profusione in epoca non sospetta (non dal sottoscritto ma da molti che oggi lo impallinano, si), aggiungendo che come regista Mel proprio non ha nulla da esibire (come dice Menarini "un bambino che vuole far chiasso coi giocattoli purché qualcuno lo caghi") e chiosando di fronte alla solita improbabile composizione di un casting italiano per l’export (e se all’estero non conoscono Rubini, la Impacciatore e Toni Bertorelli e credono che facciano parte della filodrammatica? chi può mai dirlo?), mi viene da difendere il punto di vista del crocifisso Braveheart. 
Gibson non poteva far altro che un film così spudoratamente e stilisticamente kitsch, così iconograficamente ridondante, così musicalmente greve, così grossolanamente ambizioso, perché è l’errore di chi si avvicina al sole con le alucce di cera. Peccato veniale, cinematograficamente imperdonabile, ma anche soggettiva devozione integrale alla fede di cui ci si è più o meno volontariamente imbevuti. La carne del Cristo viene lacerata, viene straziata: è in scena il supplizio e Mel lo mostra usando mezzi e mezzucci, dettagli e particolari (il pus che fuoriesce dalle ferite però non c’è ed è pura invenzione da detrattori feroci…), perché quando qualcuno è flagellato qualche segnino rossastro e qualche sbrego viva dio si forma (altrimenti saremmo immortali…), perché la nascita di una dottrina religiosa (poi divenuta deleteria ‘politica’ religiosa…) come quella cristiana, ha alla base il martirio del figlio di dio; perché le fonti storiche su cui si basa Gibson (direi principalmente il vangelo di Matteo) descrivono primariamente fatti che virano fin dall’orto dei Getsemani nell’onirico (apparizioni celesti e malvagie).
Contestare, infine, l’istanza metodologica della rappresentazione (gore e/o splatter) vuol dire contestare inserti reali e quotidiani all’epoca delle crocifissioni. Un conto è mettere in discussione la fonte storica evangelica (e se volete ci sto, iniziando dai papiri di Qumran e delle testimonianze messianiche antemessia ufficiale) e un conto è accettare supini i Vangeli da anni e all’improvviso credere che per uccidere una persona basti la bacchetta magica e un’abracadabra. Infine, due parole sull’antisemitismo e su Roberto Nepoti. Ribadisco: se si accetta la testimonianza evangelica, Gesù Cristo era un ebreo ed è stato condannato a morte dalla folla ebraica imbestialita (e qui i Monty Python ci avevano visto giusto sottolineando quale tipo, probabilmente, di messia/liberatore si attendesse la popolazione ebraica sotto il giogo dei romani); Nepoti, invece, dall’alto delle intoccabili pagine di Repubblica, paragona The passion ad un western alla Leone e, riferendosi, alle comparse del film dice che sembrano "le facce dei messicani cattivi della trilogia del dollaro". Probabilmente sotto Pasqua anche in casa Nepoti è finita l’acqua e per un po’ si è bevuto aceto…
OVVIETA’ SOLENNI (Parte prima – Le parole sagge del nostro illuminato e indaffaratissimo presidente della repubblica Ciampi)

"Cari ragazzi avete tutto il diritto di divertirvi, ma per favore (cambio di foglietto fra le mani, n.d.r.) non fateci stare in ansia per voi" (Introduzione del messaggio del presidente Carlo Azeglio alla celebrazione della prima giornata senza incidenti stradali)
CAMPANELLINI D’ALLARME…

VOLGARITA’
"Giuliano, io non ti mollo!" (Marco Pannella a Giuliano Amato dopo il convegno dei radicali svoltosi qualche giorno fa…)
"Leon, io non ti lascio!" (la dodicenne Natalie Portman/Mathilda al maturo Jean Reno/Leon nel film Leon)
Irruento e bonario, il Pannella Marco cavalier senza patria, abbozza l’ennesimo sciopero perché un suo grande amico tunisino, Nehmer Yatollah, non gli ridà indietro la Panda che gli aveva prestato domenica scorsa. Stiamo parlando della nuova provocazione del leader canuto: lo sciopero della cacca. Questa volta per verificare che non beva e mangi con strampalati marchingegni come spesso fa (nella foto finge di bere la sua urina quando chiunque sapeva che era Lipton Ice Tea...), gli è stato infilato proprio laggiù nel bucanino, un tappo di sughero alla cui estremità esterna sono state applicate due strisce di scotch da pacchi. Impossibile per il Marco eludere lo stratagemma, e allora: quanto durerà lo sciopero della cacca? Due, tre, quattro giorni? Una settimana? Un mese? Fino alle europee?