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La spocchia, l'arroganza e l'ignoranza di un pretenzioso uomo qualunque.

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domenica, ottobre 31, 2004

Discutendo con un’amica che improvvisamente scopre pulsioni lesbiche, assolutamente complementari e indipendenti dalla direzione etero a cui lei ‘appartiene’, mi accorgo della grande fortuna femminile. Il corpo della donna è bellezza pura, è magnifica soluzione di carne, è incanto per ogni sguardo. Un pettorale non vale un seno, un orribile pendaglio non vale l’astrale profondità del di lei pube, due chiappe maschili non gareggiano nemmeno con il più flaccido e squinternato culo femminile. Quindi, se io sono distratto e attratto da queste meraviglie naturali, non vedo il motivo per il quale non ne può essere attratta direttamente una donna. Ecco la fortuna femminile: scegliere tra la poesia di un corpo di donna e i resti migliori del decaduto corpo maschile. Io, invece, e mi ricollego alla visione di ieri sera (in compagnia della suddetta amica), istinti omosessuali proprio non ne ho. Ciò mi porta, contrariamente al sommo vate Bruce LaBruce autore di "The Raspberry Reich" il cui motto è Omosexuality is the revolution, ad essere un reazionario conservatore. Tralasciando i pompini a profusione di un film che il Lumiere probabilmente schifato ha proiettato in una sala gremita di esuberanti terzetti e quartetti omosex, giusto per non fare la figura dei vecchi tromboni e puritani, è semmai la libertà di espressione nel campo sessuale che frena la libertà dell’individuo in campo sociale e culturale. Quindi non è tanto la sostituzione di un dogma, l’eterosessualità, per un altro dogma, l’omosessualità a provocare mutazioni radicali. Ma non vado oltre, ammiro l’ardore e la possibilità di questa amica di aprire la propria mente e vita, e rimiro la mia povera condizione di eterosessuale bramoso di vedere, toccare, e di essere cullato tra le meraviglie del sesso femminile.

Postato da: davidet a 11:40 | link | commenti (3) |

sabato, ottobre 30, 2004

Ansa ore 15e30

BIN LADEN: "SE VOTATE PER KERRY ALMENO DITEMI DOVE POSSO RINTRACCIARE BUSH CHE MI DEVE ANCORA 3 EURO PER IL CHEESEBURGER"

Postato da: davidet a 15:47 | link | commenti (1) |

BASTONI TRA LE RUOTE

No, perché se uno non ci abita non ci crede. Allora Bologna di nuovo in mano al comunismo non può fermare la privatizzazione della biblioteca Sala Borsa. Questo grande spazio pubblico del sapere che verrà inondato di negozi pare da Natale prossimo, è un progetto del Guazza, che tra la mancanza di un’autorizzazione e qualche favoritismo sugli appalti aveva pur messo in cantiere qualcosa, qualcosa di discutibile, ma qualcosa. Ora Cofferati ha le manine legate e bloccare la procedura provocherebbe il pagamento di monumentali penali per il Comune. Peccato che per la sala borsa senza negozietti si erano spese tutte le animelle candide dell’intelletto della gauche plurielle de Bologne: Robertino Grandi, Umbertino Eco, Eugeniuccio Riccomini, un po’ di Lelle Coste e Dari Fo, senza dimenticare prezzemolino Lucarelli. Ora se questi fossero coerenti dovrebbero ritirare la fiducia a Cofferati, che già al secondo intoppo sul magnifico percorso della rinascita di questa città, si arena. Voglio dire Gandhi si sdraiava sui binari… E ancora: tra metrò e sala borsa con negozi, la Bologna che verrà è sempre più guazzalochiana che mai, ma senza Guazzaloca. E infine: ma quel minuzioso programmone cofferatiano dove addirittura si parlava di come dotare (e non sono balle www.sergiocofferati.it) i commercianti di auto ecologiche da prendere fuori dalle mura del centro, riempirle di prosciutti e gelati, arrivare al negozio, scaricare la merce, ritornare alla macchine inquinante fuori le mura, riparcheggiarle, ecc… dico, in un programma che prevedeva robe del genere alla sala borsa con le penali non ci avevano pensato?

Postato da: davidet a 15:45 | link | commenti |

CAMBIATE POLITICA O VI COLPIREMO! Ecco visto, ve lo avevo detto. E' tornato Bin, e vi invito veramente a riflettere sulla possibilità che non esista in quanto terrorista ma come spauracchio che fa ba bau agli imbecilli, i quali dopo aver sentito il proclama dovrebbero in massa andare a votare per Bush ("Ueh sciura Jennifer l'ha sentito cusa hadetto il bin laden? Mica vada a votare quel kerry che poi ci fanno saltare in aria la casétta")

Postato da: davidet a 01:25 | link | commenti |

giovedì, ottobre 28, 2004

sono un po' preoccupato, George W. non ha ancora fatto saltare in aria una scuola piena di bimbi: come farà a vincere le elezioni? un lettore del blog, che non vuole lasciare traccia quando passa, mi ha suggerito al telefono che la strategia potrebbe essere quella del coup de theatre positivo: tipo arrestare Al Zarqawi, espugnare qualche arroccamento difensivo iracheno... Ma davvero arriveremo a martedì senza un botto? Non posso crederci.

P.s. nemmeno nel Congo, con tutto il rispetto, si inizia a votare 15 giorni prima (vedi la Florida)...

Postato da: davidet a 09:34 | link | commenti (4) |

mercoledì, ottobre 27, 2004

IN THE CUT – DIRECTOR’S CUT

La solita bufala della Cineteca di Bologna. In aggiunta alla versione vista a Natale, giusto un paio di dettagli del blowjob iniziale, quello incriminato, poi il film è lo stesso identico, con il mascherino per la proiezione assolutamente sballato e un po’ di sana e sempre più misteriosa lingua inglese dal vivo. Continuo ad apprezzare il film della Campion che visto una seconda volta, e dopo aver letto il libro, mi ridà una sensazione di totale libertà e appagamento sessuale. Credo che la catarsi femminile, in In the cut, sia qualcosa di estremamente puro, intenso e di stridente intimità. Chiedo però conferme interpretative alle signorine che affollano la piccionaia del mio blog. Si accettano commenti di ogni tipo.

P.S.Per i secondavisione boys: Non ho messo questo film nella cinquina dell'anno!

Postato da: davidet a 00:10 | link | commenti (6) |

ERMETISMO CUBANO

Il 2 dicembre 1956 a Belic sbarcarono soltanto 82 esuli cubani e non (argentini, messicani, guatemaltechi, spagnoli, ecc…). Non è da oggi ma ho compreso anche dall’oggi perché erano così pochi…

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LETTERE MAI SPEDITE 3

Cara Elfi Reiter (corrispondente de Il Manifesto da Bologna),

ma che nome buffo che hai… Saranno almeno 20, 25 volte che ci incrociamo per motivi di lavoro, uno a sedere a fianco all’altro come stasera e saranno almeno 20, 25 volte che non mi saluti e nemmeno accenni una smorfia. Non essendo sinceramente tu il mio tipo, il lamento non vuole essere di tenore erotico-sentimentale: vorrei solo farti notare che la buona creanza ci ha resi spesso vicini di sedia o di poltrona quindi un po’ di sana loquacità non può che far del bene. Il problema però, vista la tua entrata in scena, distratta e vaporosa, a tratti quasi spettacolare per i modi e i tempi (spesso in ritardo, poi ti cavi le scarpe e guardi il film), sta nel fatto che ho paura che tu mi riconosci ma non mi vuoi salutare, volontariamente. Così al contrario di quelle persone che mi dicono che sono acido e scontroso, ho attaccato bottone io stasera e come hai visto, cara Elfi, due paroline in fila, le abbiamo messe. Ernia? Cisti? Collasso? Niente di tutto ciò. E poi in fondo tutte queste tue mossette mi fanno molto ridere.

Postato da: davidet a 00:01 | link | commenti (13) |

martedì, ottobre 26, 2004

Da "L’Unità" di oggi

ONORE AL COMPAGNO ZACCAROSKY

MILANO - Con il sudore di una vita passata in trincea, quella del mondo dei filati fiorentini, preziosi per chi li vende, dannosi per chi materialmente li lavora ogni giorno per 25 anni, Roberto Zaccaria, alias il compagno Zaccarosky, o come lo chiamano gli amici del briscolone, "buhaiolo" (va letto in toscano stretto..), ha spazzato via un blaterante cardiologo leghista che non sa nemmeno allacciarsi le scarpe. Il tutto nel collegio Romana-Vittoria della Milano iperborghese in epoca berluskoniana. Il risultato netto e inequivocabile, che simboleggia la rinascita del democratico schieramento dell'Ulivo, è stato ottenuto dopo un’estenuante campagna porta a porta, campanello per campanello, cantina per cantina, dove Zaccarosky e la sua proverbiale capacità di dialogare di filosofia teoretica come se si stesse parlando del prezzo della carne al mercato di porta Romana, l’hanno spuntata sulla oramai logora cantilena leghista "Roma ladrona", da oggi in nuova versione: "Firenze ladrona". Panini al salame come pranzo, pizza margherita di sera (quando è capitato) Zaccarosky, di umili origini (il padre faceva l’arrotino, la madre infilava perle per corrispondenza), di rara sagacia e in possesso di una cultura enciclopedica nonostante i cinque lustri passati in fabbrica, ha ringraziato tutti i suoi elettori, invitandoli a depositare i rolex dentro gli appositi armadietti e ad appendere i cappotti Henry Cotton dopo aver lasciato un euro e cinquanta alla cassa del guardaroba. Il fresco deputato donerà in usufrutto (ma solo ai compagni che lo hanno aiutato in campagna elettorale) la compagna Guerritore e la compagna Kanakis a giorni alternati. Infine, stasera, per festeggiare la vittoria, cena a base di birra e salsiccia, ma a Firenze, perché il compagno Zaccarosky a Milano, per motivi strategici, non ha ancora preso casa. Parteciperà anche il compagno sindacalista Sergio D’Antoni, anch’esso neodeputato comunista in un Parlamento ancora in mano al vecchio consociativismo partitico sotto il sorriso, oggi meno ghignante del solito, di Silvio Berluskoni.

Postato da: davidet a 14:50 | link | commenti (1) |

lunedì, ottobre 25, 2004

allora, per il counter ci sarebbero stati, oggi, circa 100 contatti. Ora, la cosa mi fa piacere ma:

1-o il counter delira

2- o qualche monco è passato di qua, senza lasciare traccia.

ma proprio non suscita nessuna riflessione questo post? nessuna, nessuna?

torno a prendere il tavor...

Postato da: davidet a 17:40 | link | commenti (14) |

domenica, ottobre 24, 2004

Visto che ogni volta che parlo di politica non mi si caga nessuno, vi piazzo un bel post di Innovari perchè, come dice lui in fondo al post nel suo blog, "potrebbe valerne la pena". E come le catene di Sant'Antonio, copiateeincollate e fate girare, oltre a commentare, sia chiaro.

NON PIU' DESTRA E SINISTRA
- una riflessione politica sul futuro prossimo - by http://innovariblog.splinder.com

Le categorie "destra" e "sinistra", tipicamente europee, sono nate in un’altra epoca per definire e interpretare linee di frattura che caratterizzavano società molto diverse da quella in cui oggi viviamo.

Per orientarsi in modo sensato nell’odierna realtà politica e sociale, innanzitutto si dovrebbe parlare di "destre" e "sinistre" al plurale, per poi ammettere che, da un lato, alcune di esse tendono a sovrapporsi o ad accostarsi più che a contrapporsi e, dall’altro, nel loro convergere hanno ormai lasciato aperti spazi molto vasti, nei quali si stanno aprendo fronti di comunanza trascurati dalla classe politica ufficiale ma sempre più rilevanti.

Fedi politiche come il maoismo, il trotzkismo e persino lo stalinismo, le ritroviamo oggi a difendere le cause più diverse e lontane dalle origini: ecologismo pragmatico o radicale, liberalismo conservatore o progressista, filosofia dei diritti dell’uomo, pacifismo, riformismo socialdemocratico, americanismo...

Anche la storia degli eredi del fascismo (non stiamo parlando della destra di governo) negli ultimi sessant’anni va dal filo-atlantismo anti-comunista degli anni Cinquanta e Sessanta alla teorizzazione dell’alleanza tra estrema destra ed estrema sinistra in funzione anti-sistema di Freda negli anni Settanta, fino all’adozione dello slogan "l’Italia fuori dalla Nato", criticando apertamente non solo l’intervento militare USA ma il sistema imperialista e liberista americano.

Ma andiamo avanti, nel sottobosco (una volta si chiamava underground) succede molto più di questo... molti, di diverse estrazioni e militanze ideologiche, hanno oramai compreso che il vero "melting pot" non è quello della uguaglianza nel mischiarsi (omologazione) o nell'orribile concetto di "meticciato", ma dell'unione nella diversità (e io aggiungo nella singolarità), infinite diversità in infinite combinazioni.

Mentre la politica ufficiale continua a contrapporsi nel solito ed obsoleto gioco delle parti della "destra" e della "sinistra", comode solo per creare dei gruppi di elettorato stabili, il pensiero politico reale delle persone oneste ed aperte mentalmente, pian piano comicia a scorrere fuori dai cassetti di schedatura obbligatoria e si incontra aldilà della "destra" e della "sinistra" per sintetizzarsi lentamente in un pensiero comune, forse "europeo" (ma non obbligatoriamente europeista) e comunque antiamericano.

E' ancora difficile tracciare i confini e misurare questo pensiero comune, ma sono certo che molto presto le volontà si coaguleranno in un territorio nuovo, fuori dal rosso e dal nero (ma anche dal bianco e dal grigio).

Siamo forse di fronte alla nascita di un nuovo gruppo o movimento politico?

Stiamo veramente abbandonado (seppure a fatica) le rive melmose del ventesimo secolo?

Ma sopratutto, questa pensiero che ho espresso, è pericoloso e/o può mettere in pericolo veramente (alla lunga) lo "status quo" dei soliti partiti e dei finti movimenti nuovi?






Postato da: davidet a 14:43 | link | commenti (2) |

giovedì, ottobre 21, 2004

a furor di popolo censuro un post anzi, lo elimino.

la dura vita del blogger con i sensi di colpa.

Postato da: davidet a 18:09 | link | commenti |

martedì, ottobre 19, 2004

HA ACCOMPAGNATO LE MIE ULTIME 24 ORE DI 'LAVORO'.

VE LO REGALO NELLE SUE MERAVIGLIOSE FATTEZZE DI UOMO INTEGRO, ASMATICO E PROBABILMENTE IRRIPETIBILE: DUE ORDINI DA TE, CARO CHE, LI PRENDEREI VOLENTIERI...

Postato da: davidet a 18:17 | link | commenti (15) |

CESARE BATTISTI (ovvero riflessione breve per riequilibrare i conti con la polizia che mi ha già suonato al campanello)

Ieri sera l’ho ascoltato, il Battisti, mentre rilasciava dichiarazioni pre fuga alle Iene: scusate ma ho idea che sia un enorme coglione. Per la cronaca ha dichiarato che i suoi nemici durante i favolosi settanta, erano: Pecchioli, Andreotti e Violante…

Postato da: davidet a 18:09 | link | commenti |

E ADESSO MI ARRIVA LA POLIZIA A CASA (ovvero concetto spurio ma sincero)

Lo dico e mi tolgo il dente. Che Enrico Letta con la sua smania di farci lavorare ottocento ore al giorno, con sempre meno soldi in busta (però se sto nel pubblico un 5% di aumento lo prendo sia con le destra che con la sinistra al governo), con questa sicumera che da un orecchio prima ascolta il borbottio di confindustria poi si accerta che da sinistra non si levino voci da ‘comunismo sovietico’, beh, che Enrico Letta sia stato (o sarà?) nel mirino delle brigate rosse, mi fa leggermente piacere: un po’ di pepe al culo anche per lui, va.

Postato da: davidet a 18:08 | link | commenti |

FRATTURE MINIMALI

Non sono di certo uno di quelli che propugna a tutti i costi l’unità dell’ulivo o del centrotrattinosinistra o del G.A.D, ma quando qui a Bologna i Disobbedienti fanno la scissione interna al Bologna Social Forum mi sbellico dalle risate. Talvolta la quantità di persone è importante e mai come in questo caso. Le faide di potere anche in questo piccolo angolo di mondo alternativo dimostrano ancora una volta la pochezza e l’arroganza del potere (che non c’è).

Postato da: davidet a 17:59 | link | commenti (1) |

domenica, ottobre 17, 2004

Per quella bella presenza che ha accompagnato il mio venerdì sera...

mi sono arrovellato per 12 ore poi, alla fine si è accesa la lampadina: ecco chi mi ricordi. 

Postato da: davidet a 12:28 | link | commenti (8) |

Tra l’altro, citare Bush mi ha fatto nascere improvvisamente un interrogativo: quali torri farà buttare giù il nostro eroe, quali attentati si materializzeranno qualche giorno prima delle elezioni USA? Mi diverto a pensare una forma diversa, magari più crudele e perversa, per mantenere il timone del potere economico quindi politico. Vi invito a fare una proposta, a suggerire al grande capo e alla CIA, quale povera bestia innocente fare fuori per questa tornata elettorale: un ostaggino in terra irachena? No, troppo poco. Un paio di vagoncini della metropolitana che fanno ‘bum’? No, già fatto a Madrid. Io mi permetto di suggerire un kamikaze in un mercato newyorchese, esotica variante per questi occidentali abituati a ben altri problemi esistenziali…

Postato da: davidet a 12:16 | link | commenti (3) |

AURORA (?)

Mancano sia la pioggia che Arianna in questa domenica mattina. Ieri sera, in compenso, ho visto per la prima volta Aurora di Murnau (beh, ma tu non l’avevi mai visto? Tu che ti occupi di certe cose? Risposta: "Non vi svelo i segreti di Kezich o di qualche caporedattore che ti chiede com’era il film che non ha visto, poi ci scrive un pezzo a sua firma…"). L’ho visto a Modena, nella sala Truffaut in cui non ero mai stato. Ma siamo alle solite. Aurora è un modernissimo thriller per almeno mezz’ora, un’affascinante ed estetizzante dichiarazione fatalista di senso di colpa tipico di una società bigotta per i restanti 60 minuti. Eliminata ogni memorabilia sulla profondità di campo, sul piano sequenza e sulle simbologie d’ambiente, Aurora è la storia di uno psicopatico schizofrenico che recita alla mercé delle regole espressioniste. Un uomo che di fronte alla richiesta dell’amante ("uccidi tua moglie") non esita, un uomo che di fronte alla moglie da uccidere esita e che, infine, di fronte all’uccisione dell’amante non esita. Se pensiamo che l’Uomo (così si chiama nel film, capito, mica bruscolini, storia minimalista e ben poco universale…) ha sempre qualcuna ai suoi piedi, o la moglie o l’amante, e sta a lui decidere, credo che di fronte alla disgrazia (la moglie che muore accidentalmente in mare durante la tempesta) non ci sia questo teatrale dramma che porta all’omicidio della presunta cospiratrice (l’amante). Sembra quasi un racconto biblico Aurora, con una dicotomia manichea che accompagna i personaggi: la mela, il serpente e le costole che all’improvviso vengono meno. Insomma, anche qui mala educacion a palate, preistoria del sentimento, cedimento al romanticismo che, per inciso, a me fa(ceva) tanto piangere e sognare ma che mi fa comprendere della urgente necessità di filtro interpretativo di fronte alla grossolanità di certe esposizioni di pensiero. L’Uomo nel caso Aurora, può incredibilmente scegliere donne prone ai suoi piedi: però pensiamo che lui non affronta il vero problema ("Non amo più mia moglie"), ma che lo salta abilmente (il rimosso ritorna indietro come il cibo non digerito) dipingendo nella sua mente, in negativo, i tenebrosi piani e la figura (fichissima, tra l’altro) dell’amante. Ma perché, dico io? Che significa mostrare questo senso di colpa pieno di pus, malsano, cancerogeno? Ma che cappa oppressiva morale è? Rendiamoci conto di come Aurora sia un film fasullo e mucciniano, un film che vuole bushianamente ristabilire il valore della famiglia, della veranda con sedia a dondolo, della ciambella fatta in casa. Che pietà: non a caso strabiliò i primi occhietti dell’Academy con tanto di assegnazione di un imberbe Oscar…

Postato da: davidet a 12:09 | link | commenti (9) |

mercoledì, ottobre 13, 2004

IO SONO DI SINISTRA, NON DELLA SINISTRA (Giorgio Gaber)

Alcuni anni fa i Democratici di Sinistra bolognesi appiccicarono sui muri di mezza Bologna, un adesivo che si stagliava fiero e gonfio di illuminata coscienza, in tutta la sua verticalità. In alto un bel quadratino arancione con un tram sorridente e la scritta "Costo al km, 10 milioni di euro", sotto un altro quadratino blu scuro con un tunnel buio dal quale usciva un lugubre vagoncino di metrò con scritto "Costo al km: 56 milioni di euro". In mezzo ai due quadrati lo slogan: "UNA QUESTIONE DI BUON SENSO".

Oggi che l’assessore di Rifondazione alla mobilità Maurizio Zamboni ha addirittura allungato il percorso della metro rispetto al lillipuziano tracciato della giunta Guazzaloca da 5 a 11 km, il buon senso dov’è finito? Anzi, dov’è finita la questione in sé?

Potrei fare il columnist del Carlino, lo so.

Postato da: davidet a 12:51 | link | commenti (5) |

SINDACATI

Ho ricevuto dopo secoli il giornalino del sindacato dei giornalisti. Mi invitano ad andare a votare per non so quale elezione. E ovviamente a versare una quota associativa, pari al compenso totale annuo che mi dà che so una delle 182 testate a cui collaboro.

Postato da: davidet a 12:41 | link | commenti |

LA SALMA DEL DOTTOR ROMANO E’ SOTTO I RESTI DELL’ELICOTTERO?

Non mi piace andare a curiosare sui siti americani per scoprire cosa è già successo in ER. Quindi sto in apprensione per il dottor ‘missile’ Romano, il cui corpo inanimato pare essere rimasto sotto le pale fumanti dell’elicottero schiantatosi sul piazzale antistante l’entrata del policlinico. Romano è morto, non è morto? E’ scappato? Visto che Romano è un orrido maschilista, cinico, vile e codardo, nessuno vuole accorgersi della sua assenza. Ma senza di lui ER dovrà trovare un nuovo spauracchio che emana negatività, parafulmine di ogni ira, il capro espiatorio della situazione. Non se ne può fare a meno, candide anime buoniste…

Postato da: davidet a 12:40 | link | commenti (4) |

domenica, ottobre 10, 2004

ARIANNA o Love in the afternoon o Il declino di un uomo

Sarò ridicolo, ma quando la domenica mattina piove e in televisione danno film tipo Arianna di Billy Wilder, credo che a livello di godimento personale il superamento possa avvenire solo nella possessione di un harem di 21 donne di svariate nazionalità e paesi… Detto questo, il film in questione oltre che a sottolineare ancora una volta l’importanza di saper scrivere cinema e di saper dirigere la banalità con maestria, porta alla luce l’ennesima mala educacion a cui erano abituati i nostri genitori. Gary Cooper nel ’57 aveva 57 anni, la Hepburn circa 22-23. Ora l’assoluta naturalezza con cui gli spettatori osservavano queste romanticherie (in Sabrina Bogart ha quasi 60 anni e la Hepburn 20) ci fa capire come non esistesse quella necessaria e ovvia malizia con cui si sentenzia "ma lui è un vecchio". E che vecchio: corpo flaccido, rughe come fosse delle Marianne, brillantina gocciolante su incipiente stempiatura… eppure nulla, lei si innamora perdutamente ed è lui a tirare i fili del rapporto (pur con svarioni prontamente rintuzzati con alcool, medicine e humor). Preistoria del sentimento, oggi questo atteggiamento è silenziosamente sparito: la conduzione del gioco amoroso è legata ai risentimenti, all’orgoglio, alla iperpersonalità della donna, oramai decisa e precisa assertrice di un gioco al massacro i cui colpevoli sono sempre gli altri. Ci sono donne che cercano il denaro, altre la maternità, altre sposarsi in chiesa e fare il pizzo a casa, in una assoluta indipendenza di giudizio, di comportamento, di volontà. Voglio dire che ‘un vecchio’ come quel Cooper di fronte ad una 20enne di oggi si scioglierebbe come neve al sole. C’è stata in mezzo la Lolita di Nabokov e tutti lo sappiamo, ma oltre all’arrendevolezza della carne, sta prendendo piede uno squagliarsi del cervello, una dipendenza maschile a qualcosa di incredibilmente affascinante che è la superdonna, piena di certezze, depositaria della Verità, dispensatrice di consigli sempre giusti. Io sono un debole, non sono miliardario, sono completamente schiavo del lolitismo (senza incorrere in leggi penali), insomma perderò sempre ogni match che ingaggio con le mie corrispettive metà. E la cosa drammatica è che ci lascio sempre un po’ di cuore…

Postato da: davidet a 21:07 | link | commenti (8) |

MODESTIA A PARTE – PRIMA TESTIMONIANZA

Quando scrivevo su ZIC, tenevo una rubrichetta su Umberto Eco intitolata Modestia a parte. Ora la riprendo per riportare cosa ha detto Eco sul libro di Veltroni (immaginatevi la erre moscia e le pause): "Beh… sarebbe stato un bel libro…. anche se lo avesse scritto…. un assessore alla nettezza urbana… un droghiere". Capito gente, sull’attenti.

(PS invito il drogherie di Eco a sputargli nel prosciutto e ai netturbini di scaricare sotto casa Eco tutta la merda di cane raccolta a Bologna)

Postato da: davidet a 13:37 | link | commenti (1) |

venerdì, ottobre 08, 2004

I MITI E LE LEGGENDE

Non cito ma rifletto, non mostro sapere ma seguo la logica dei fatti, spesso dolorosa. Mi chiedo a che serva discutere sul ’77, dire che in quell’anno veniva registrato il marchio Apple e i Sex Pistols registravano non so che cosa…, se non per pura informazione storica. Mi chiedo che serve parlare di eliminazione della comunicazione da "uno a molti", quando siamo di fronte al peggio del salotto culturale abbarbicato su un piedistallo. Bifo, i Wu Ming, lo stesso Chiesa che ammiro come regista, Bellasi, Guglielmi, si ritrovano nella saletta buona di "Repubblica" e discutono di come il mondo è marcito, di come il mondo recupererà, di come le cose, "state sicuri", cambieranno. Eppure questa è gente che non beve un caffè se non nel bar sotto casa propria, è gente che non discute di cose ‘serie’ se non con chi si fida, è gente abituata ad avere specchi davanti a sé e non individui con i quali dialogare. Si chiama elitarismo culturale, chiusura mentale verso il non conosciuto, immersione fra le pagine dei propri scritti e delle proprie vane parole. Per es. cos’è Bifo oggi, se non un simulacro di esperienze passate, di burle mediatiche attuali, di statuine per il futuro? Chi tra questi signori ruba (tanto loro di pagare se lo possono permettere) effettivamente al ristorante o al bar, chi sbeffeggia il potere (spesso sono loro il ‘potere’) scoreggiando in un aula mentre c’è silenzio? Chi è in grado del gesto plateale quando non c’è una videocamera a riprenderli o un microfono a raccogliere le loro voci? Li vedi, tutti questi piccoli gruppi, che danzano sull’orlo del loro orticello, che si ammirano l’un l’altro per la loro incredibile cultura in merito ad ogni argomento, intanto migliaia di persone fanno si con la testa e tornano ogni giorno a fornire braccia e menti preziose per una causa che non è loro, che non li porterà mai ad oziare, a comprare Repubblica perché è di sinistra, a votare Cofferati perché di sinistra, a dire che il Grande Fratello è male, a dire che Berlusconi è un ladro, a dire che i film di Benigni sono belli. Pedine di una cultura alternativa che alimenta solo se stessa e mai una vera alternativa ad un mondo reale e materiale, che mi tocca vivere tutti i giorni e che fa veramente schifo.

Postato da: davidet a 15:13 | link | commenti (2) |

Tanto affanno per andare a vedere il candidato manchuriano di Demme e ne abbiamo uno qui, più vicino di quanto non si pensi. E’ Giampaolo Pansa, ex maitre a penser della gauche plurielle, ora lobotomizzato dalle sirene del riequilibrio storico. Perché anche il termine ‘revisionismo’ ti fa passare da comunista e allora via con le ragioni di chi ha governato e fatto andare in malora 20 anni di italietta, magari soffiando sul fuoco della malsana ortodossia sovietica e facendosi ritagliare l’intera prima pagina di Libero di oggi, con accuse di fuoco ad Armando Cossutta, tipo che si è intascato i soldi del KGB senza darli al partito. Conclusioni: Cossutta non era mica scemo; io vorrei scrivere per Libero, presto lo farò.

Postato da: davidet a 14:28 | link | commenti |

martedì, ottobre 05, 2004

Cofferati se n'è stato tranquillo sotto il portone di palazzo d'Accursio a osservare la processione di San Petronio (patrono della dotta città) senza entrare in chiesa.

Monsignor Vecchi lo ha bacchettato.

Cofferati ha detto che è libero di fare ciò che gli pare.

Per la prima volta da quando si è candidato a sindaco di Bologna, sono d'accordo con Cofferati.

Postato da: davidet a 16:12 | link | commenti (4) |

lunedì, ottobre 04, 2004

DARWINISMO

Ieri sera ero ad una festa. Bello tutto, buoni i vini, ottima la torta e gli stuzzichini. Giudiziosa (e casuale?) la proporzione una donna (se non due) per ogni uomo e grazioso l’appartamento. Poi… Mi apparto con un gruppo di amici (una delle tante redazioni volanti a cui faccio parte) e chiacchieriamo dell’importanza di ER nel palinsesto della tv italiana, quando scorgo seduta su una specie di mobile basso appoggiato al muro, sotto la finestra, una ragazza che somiglia a Jennifer Connelly (la Connelly selvaggia e decadente di Requiem for…) che mi sta osservando. Penso, carina la giovine, appena finisco di disquisire le dico qualcosa. Poi lei scompare e dopo qualche minuto la ritrovo in cucina (immaginatevi una calca mostruosa dove si fa fatica a chinarsi per allacciarsi le scarpe), seduta su una specie di divanetto con a fianco con un prezzolato e inquietante tamarro napulitano, ma di quelli iperborghesi, rolex, ralph laurent, sandali e dentini accavallati un po’ tartarosi. Di quelli con la ‘r’ forzata e strascinata per diletto. Accosto l’orecchio e ascolto ciò che lui dice a lei. Lui ha visto le mostre d’arte più incredibili e soprattutto conosce l’arte contemporanea e non: Klimt e i Carracci, o chi per loro. Ha visto tutto, conosce tutto, tutti sono suoi amici. Lei dapprima diffidente, pian piano si scioglie, si vede che fanno comunella e che un’altra serata lei gliela concede. Così, spronato dal fatto che qualcuno mi vuole sbolognare un ragazzo ubriaco da riportare a casa (l’amico di questo tamarro napulitano) e che la serata diventerebbe altrimenti poco elettrizzante e adrenalinica, decido che devo rompere i coglioni a questo, perché è troppo antipatico, fastidioso, altezzoso e cagone. E soprattutto quella ragazza volevo abbordarla io. Beh, attacco sulla sollevazione borghesissima del vessato e claudicante docente universitario "che fa la fame": "Guarda, che se c’è un lamento veramente inutile e pretestuoso è quello dei ricercatori universitari che ululano al vento e non mangiano per comprarsi penna e calamaio per le loro ricerche: chiedete che il vostro rettore, o qualche direttore di dipartimento, o docente ordinario, vi regali un po’ dei suoi soldini a fine mese, così la finite di frignare. Redistribuzione dei redditi: un po’ per tutti visto che siete sulla stessa barca". Risposta finto gentile ma piccata "Ma che stai a dì?" DT: "Il momento più incredibile è quando il rettore Calzolari si è dimesso per protesta contro la Moratti, poi il giorno dopo si è riassunto! Galattico!" Napulitano: "Ma è una personaggio simbolico, lui se lo può permettere!" DT: "Ma lascia perdere, piangete miseria senza sapere cosa sia e soprattutto vi scagliate sempre contro il governo senza sapervi arrangiare da soli, magari perché un giorno vorresti essere tu il privilegiato che viaggia a tre-quattro mila euro al mese". Il litigio scatena altre forze in campo semi-ricercatori repressi e inveleniti che conoscono a meraviglia stipendi di ogni categoria universitaria per diverse facoltà. Lui annaspa: "Beh io so quanto prende un ricercatore, visto che lo sono… l’assegno di ricerca è di tot (n.d.r. non me lo ricordo)" Ragazza dal mucchio infuriata: "Ma tu non sei un ricercatore? Il ricercatore non va a borse di studio…" Si scatena una bella gazzarra generale. Poi mentre io chiacchiero con altri li attorno, lui piano piano sussurra alla preda ancora sul divano: "Quanto mi stanno sulle palle, questi che non sanno niente e parlano a vanvera…" Ha capito, il ragazzo, che volevo rompergli i coglioni, ha annusato il pericolo momentaneo delle figuracce (abbiamo scoperto che mica è un ricercatore…), così mi viene incontro mentre me ne vado e gli dico, visto che si vantava con la sua conquista di voler abbandonare gli studi universitari per un futuro senza meta: "Rimani all’università che ci guadagni, fidati". Napulitano: "Ma non hai capito, io all’università ci lavoro ancora", e poi si alza e dall’alto del suo metro e 90, si scaglia verso di me: "Vie qqua, che t’abbraccio, cumpà". Evito, leprotto quale sono l’abbraccio mortale e gli indico l’amico sdraiato su una cassapanca, bianco come un cencio: "Quello è tuo, riportatelo a casa".

Che bello che è stato, se avessi potuto avrei fatto a pugni.

Postato da: davidet a 16:34 | link | commenti (5) |

venerdì, ottobre 01, 2004

RAPIMENTI

Leggendo la lunga intervista che un vero giornalista come Giuseppe D’Avanzo fa alle due simone, scopriamo la messa in scena del sequestro e della annessa spettacolare liberazione; il filo sottile che lega i ‘reclutatori’ di stefio, cupertino &brothers, Baldoni, un losco mediatore e l’associazione delle due simone (per la serie: com'è piccola questa Baghdad). Peccato che nessuno ne parli al tg delle 20, o ci faccia un talk-show…

Postato da: davidet a 16:33 | link | commenti (1) |

MELISSA P. IPPA

Ogni tanto a casa mia, la casa quella nuova, che poi è anche quella vecchia, ma lasciamo stare, sbucano libri in prestito (amiche di mia madre). Beh, in quel paradiso della lettura che è il vano espulsioni e sganciamenti del bagno chi ci trovo? Melissa P. e la sue spazzolatine prima di andare a dormire. A parte che è un libro che si legge in mezz’ora (io 46 minuti, per l’esattezza) e se lo leggi in bagno non è lì per caso (per svariati motivi), ma alzi la mano chi non ha mai letto un giornale porno, dico a livello di testi a fianco alle foto? Ecco, MP, o molto più probabilmente il suo editor, ha semplicemente voluto accoppiare le pruderie adolescenziali (topica classica del proibito) alla tematica finta disinibita del porno, spaziando dal group, al fetish, al sadomaso, fino al gay-lesbo. Fine, tutto qui. Il punto, però, è non scandalizzarsi di fronte al racconto di cinque pompini in contemporanea o di un cunnilingus improvviso. Semmai lo scandalo è nel linguaggio da Liala del gridolino, da Moana ‘ueh, però è intelligente’ che sforna termini tipo "l’isolotto", "l’asta dell’amore", "la rosa segreta"… Comunque un’esperienza intensa. Ora ne comincio un altro, di libro. Non proprio un best-seller, ma che invita all’autoflagellazione: Il piacere di soffrire di Alain de Botton (poi mi compro il libro suggerito da Padmini…)

Postato da: davidet a 16:30 | link | commenti (3) |