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La spocchia, l'arroganza e l'ignoranza di un pretenzioso uomo qualunque.

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giovedì, febbraio 24, 2005

 

CUORE SACRO

Perché Ferzan, perché? Io che ti avevo difeso all’epoca de La finestra di fronte, che figura ci faccio, ora? Cuore sacro evidenzia le peggiori pecche dell’Ozpetek prima (e unica?) maniera. Non c’è narrazione, non c’è storia, ma solo evocazione di una sensibilità, di un sentimento etico, di una presa di coscienza morale. Non a caso è Ozpetek stesso a richiamare (per chi non se ne fosse accorto) Rossellini. Ma dio buono, dico io, mica sono un dogmatico ad oltranza, ma Rossellini era convinto di quello che faceva, e lo era in modo burbero, ostinato, deciso. Mettere la Bergman tra i pescatori di Stromboli senza far accorgere allo spettatore che non ci sta a dire un tubo, è impresa che un Avati, un Ozpetek, un Mordini qualsiasi non sanno minimamente da dove iniziare. Per Ozpetek c’è una Bobulova che è sì affascinante ma più per il versante pornografico che richiama (tipo una gangbang dove passivamente subisce di tutto) e non per il tormento interiore che improvvisamente comincia a vivere. Ecco, magari la Bobulova di Ozpetek voleva essere un po’ l’Harvey Keitel di Ferrara, ne Il cattivo tenente. Ma non c’è strazio della carne, non c’è discesa negli inferi della redenzione, il peccato (pecunia eccessiva) si lava con bontà e sdolcinerie pesantissime. Il tutto arricchito dalle macchiette alla Warhol factory: la bimba che sembra un transessuale, il prete gayissimo, ma tanto tanto impegnato nel promulgare il ‘verbo’ di Dio, i barboni da cartolina, ecc…

Purtroppo è un’occasione persa in partenza, cinema evanescente, poetica nobile dell’omosessuale che è più comprensivo e sensibile dell’etero, sguardo mellifluo e sgonfio. Mamma mia che orrore, peggio de Le fate ignoranti.

Postato da: davidet a 12:51 | link | commenti (11) |

 

RADICALI?

Allora, lo dice il nome stesso: radicale. Vuol dire che ti poni in modo totalmente alternativo rispetto alla norma e al pensiero vigente. Ammiro la coerenza nome-fatto, ma non il pellegrinaggio tra schieramenti che già al loro interno non brillano di certo per chiarezza di comuni intenti. Così i radicali con qualunque membrana cattolica dell’Unione o del Polo, non potranno mai coesistere: si rassegnino. Poi che il maggioritario non sia il sistema elettorale più adatto per l’Italia, ne parliamo un’altra volta…

Postato da: davidet a 12:40 | link | commenti (10) |

venerdì, febbraio 18, 2005

 

MILLION DOLLAR BABY di C. Eastwood

Il punto è che se piangi, vizi l’approccio critico. Tra l’altro hai solo un fazzoletto, perlopiù usato. Così ti trattieni un altro po’, senti che i nasini che tirano su sono diversi. Tutti uomini tra l’altro: mai che veda una ragazza da sola al cinema, che magari piange. "Mo Cuishle vuol dire mio tesoro". E va beh stavolta non reggo e singhiozzo un bel po’, ma dio mio come faccio a trattenermi? Qui mica siamo a ER o ad Incantesimo dove il dramma è preparato artificialmente, più o meno bene, per colpire trasversali. Qui siamo dalle parte del cinema classico e la lavorazione drammaturgica è preparata lentamente, con cura, tassello dopo tassello, sguardo dopo sguardo. Davvero, qui come fai a sfuggire da quelle vite, da quelle storie, da quel gruppetto di attori, da quelle mura di ospedale, ring o palestra? Come fai? Ti sembrano lì a fianco a te. E’ ridicolo, ma perché dovrei sottrarmi al gioco, quando l’intenzione è quella. Perché qui viene prima di tutto la volontà di risucchiarti nel dramma e piangere. Dopo c’è il resto, ma se questo resto lo anteponi, cazzo fai male. Allora dovresti andare a vedere un film di Spielberg o di Chabrol. L’attaccamento e l’amore per la vita, è paradossale ma è così, dei caratteri del film di Eastwood mi ricordano il bimbo che guarda il bignè alla panna in C’era una volta in America. Unici cinque minuti di un film che si dimentica quello che vorrebbe realmente raccontare (della serie: quando l’epica si mangia l’anima del racconto). Povero Sergio, mi spiace. Clint però ha capito da tempo che è meglio lasciare da parte le vendette, i coup de theatre alla John Wayne per tornare ad una dimensione minimalista, tragica e al contempo suadentemente ipnotica. Perché fremo e faccio scorrere lacrime sulle guance mentre cerco di intravedere chi c’è dietro il vetro della tavola calda (eh chi c’è, chi c’è dietro al vetro)? E poi Clint dà molto di più da regista quando in mezzo al teatro delle operazioni c’è pure lui. Quando può permettersi di farci sottointendere quello che vuole sulle intenzioni, le azioni, i sospiri del suo personaggio, quando si autoriprende con il moccolo che gli cola dal naso in primo piano. Abbia il coraggio Woody Allen di farlo, abbia…

Postato da: davidet a 21:33 | link | commenti (11) |

mercoledì, febbraio 16, 2005

Postato da: davidet a 15:53 | link | commenti (3) |

lunedì, febbraio 14, 2005

 

DA DOMANI 15 GENNAIO, SAN MELATIRO

Quante volte avete perdonato alla vostra compagna, fidanzata, amante di aver fatto soffrire un uomo ("beh va beh, capita, un po’ se l’è voluta lui là")? Quante volte (se proprio non siete Andrea Pezzi, Claudio Santamaria, insomma se non siete stati esposti ai riflettori dei media) avete sofferto un diniego, un rifiuto, una sdentata tremenda quando vi pareva, sì proprio sul più bello, che era fatta? Quante volte vi siete chiesti, cosa ho sbagliato nel dire, nel fare, nel baciare, nel letterare e testamentare? Quante volte vi è capitato di attendere, senza mai riuscire ad avere, un telefono che squilla, una carezza, un gesto gentile, un fottutissimo abbraccio? Bene, per voi, come per me, domani nascerà la giornata di San Melatiro. Subito dopo il 14, giorno adibito a superficiali effusioni in luoghi pubblici e a transumanze da gioiellieri goduriosi, si potrà, solo per 24 ore, vendicarsi di tutto questo atteggiamento ipocrita e ridicolo del ‘tiraggio’ femminile. Ogni uomo, che si reputa vittima di questo comportamento disgustoso, potrà andare, senza essere minimamente arrestato o avvicinato dalle autorità, alla ricerca di coloro le quali lo hanno bellamente ingannato, vilipeso, inculato. E una volta attesa la propria simpatica e sbarazzina vittima, randellarla fino allo sfinimento della medesima. Dopodiché è consigliata anche l’offesa orale fino ad esaurimento terminologico del proprio vocabolario dell’improperio. Sconsiglio inoltre a quelli che si credono immuni (anche gli sposati che sono la categoria più vile, i cerchiobottisti dell’amore) di fare commenti difensivi verso le donne tiratrici. E’ solo una ruota che gira, domani potrebbe (e spesso capita) toccare anche a loro.

Postato da: davidet a 15:36 | link | commenti (26) |

 

C’è stato un alluvione in Venezuela piuttosto grave, con parecchi morti e migliaia di sfollati. Il compagno Chavez ha detto che è colpa degli Stati Uniti che si ostinano a non firmare il trattato di Kyoto. Provate a dargli a torto. Dico, al Chavez.

Postato da: davidet a 15:31 | link | commenti (2) |

giovedì, febbraio 10, 2005

 

LETTERE MAI SPEDITE 24 (ai Compagni de "Il Manifesto")

Cari compagni de "Il Manifesto", sono giorni che mi pongo una domanda: ma quando vi ricapita un’esposizione mediatica di questo tipo? La redazione open-space con il pellegrinaggio di Ciampi, Casini, Prodi (ma in che vesti?come futuro presidente del consiglio che non vuole litigare con la sinistra estrema?), Dariofofrancarame, pupodanielesilvestridanielesepeedelisa, alcune carmelitane scalze, sta diventando un loop iconografico inarrestabile. Mi chiedo infatti come farete a scrivere il giornale in mezzo a tutto sto caos. Ho visto persino un gruppetto di bimbi che giocano a palla e che come porta usano la scrivania di Valentino Parlato! Davvero geniale. C’è questa atmosfera debitamente tesa e affranta, c’è questa postura di tutti quanti con le braccia conserte e il viso tirato, c’è questa immagine di magma intellettuale che all’improvviso te ne viene fuori con una trovata delle sue. E poi mentre passa Prodi che abbraccia tutti (Gabriele Polo no, perché uno: fino a ieri non sapevo chi fosse, due: uno che si chiama Polo poi magari mi porta sfiga alle elezioni) sullo sfondo, là sulla parete, sventola il drappo Lula presidente.

Postato da: davidet a 11:56 | link | commenti (7) |

 

Il mio chiamiamolo disamore per le istituzione, tocca vette impensabili. Soprattutto quando sento che è stato istituito un processo in un tribunale militare per "codardia". Insomma, e mi funarizzo mentre scrivo, sono stati spesi dei soldi tra giudici, avvocati, carte bollate e fax per processare 4 soldati italiani di codardia. Ma ci rendiamo conto? Siamo ancora nel 1915? E la lesa maestà, esiste ancora? E io dovrei piangere lacrime napulitane quando coloro che si prestano a queste pagliacciate saltano in aria? So di provocare, ma è come dire, la mia linea editoriale. Ora, vi lascio perché all’alba ho un duello con il conte Bolla…

Da UN ANNO SULL’ALTIPIANO di Emilio Lussu

Tutto il reggimento si accantonò ad Aiello.

Nel pomeriggio, il sindaco offerse, agli ufficiali, una bicchierata ed un discorso. Egli lesse con voce tremante:

"Grande onore è per me, ecc…, ecc… Nella guerra gloriosa che il popolo italiano combatte sotto il comando geniale ed eroico di Sua Maestà il re…"Alla parola re, come era d’obbligo, noi ci mettemmo in posizione d’attenti, con grande e simultaneo strepito di tacchi e speroni. Nell’aula municipale, il fulmineo frastuono di quel saluto militare, rimbombò come uno sparo d’armi da fuoco. Il sindaco, civile profano, non immaginava che quel suo modesto accenno al sovrano potesse provocare una dimostrazione così fragorosa di lealtà costituzionale. Era un uomo distinto e, con preavviso, egli non avrebbe mancato certamente di apprezzare, nella sua giusta misura, un simile atto patriottico. Ma, preso così, alla sprovvista, ebbe un sussulto e spiccò un leggero salto che lo elevò di alcuni centimetri al di sopra della sua statura. Egli si era fatto pallido. Rivolse lo sguardo incerto al gruppo degli ufficiali, immobili, e attese. Il foglio del discorso scritto gli era caduto dalle mani e giaceva, come un colpevole, ai suoi piedi.

Postato da: davidet a 10:09 | link | commenti |

martedì, febbraio 08, 2005

Cercavo alcune informazioni sul  film Kinsey e mi imbatto in questa roba qui: http://lacittadella.splinder.com

E' un delirio spero fasullo (ma è troppo curato e troppo 'competente' per essere una burla). Visitatelo e non soffermatevi solo sul primo post.

Postato da: davidet a 16:59 | link | commenti (3) |

venerdì, febbraio 04, 2005

 

LA LOTTA COMUNQUE CONTINUA ANZI, SI INTENSIFICA

Beh alla fine mi hanno mozzato la lettera di tre quarti e me l’hanno pubblicata laggiù in fondo, tra l’altro firmandola Davide Turrini quando io avevo scritto davideturrini@tiscali.it . Bene, vuol dire che il Balzanelli ha capito i termini della disputa e non rende pubblica la mia mail (e se mi fossi chiamato gigi proietti ma la mia mail è davideturrini@tiscali.it?): hai paura Aldo, è? Hai paura che si crei un bel movimento di protesta, è? dai fatti sotto, damerino da ufficio

Ora, gente, il confronto tra le due versioni. Questo per far capire come il giornalismo sia diventato semplicemente la capacità di mettere in pratica le lezioni di riassuntino che si facevano alle elementari.

MISERIA E NOBILTA’ (REPUBBLICA, 4/2/05)

Lo stipendio di Pavarini mi impressiona. Non voglio fare il moralista o della retorica a buon mercato, ma 1450 euro al giorno sono troppi. Anche se fossero 1000. Che si tratti della figlia di Guazzaloca o di un intellettuale ‘gauchiste’, il problema è identico.

MISERIA E NOBILTA’ (ORIGINALE)

Mi stupirò facilmente (si veda la lettera non pubblicata sulle incredibile affermazioni di Silvia Bartolini riguardo alle primarie - "io ho le ho vinte poi le hoi perse, fidatevi non servono a niente"), ma lo stipendio di Pavarini mi impressiona. Non voglio fare il moralista o della retorica a buon mercato, ma cacchio, 1450 euro al giorno, sono un po' troppe. Ma anche se fossero 1200 o 1000... Boh, mi sembra che il valore del denaro stia diventando un'opinione talmente relativa che finisce per scomparire negli anfratti del voluto oblio. Che si tratti della figlia di Guazzaloca o di un intellettuale di area 'gauchiste', il problema è identico. Mi sa che in città un po' di colonizzazione del potere e relativi stipendi fantozzianamente 'galattici', siano tornati dopo defatiganti e furbette pause estive, di moda...

N.D.R. Eliminato l’approccio filosofico, la polemica politica e anche il ‘cacchio’…

Postato da: davidet a 14:24 | link | commenti (38) |

giovedì, febbraio 03, 2005

 

MA QUANDO ARRIVANO LE RAGAZZE? di P. Avati

Pupi e Antonio Avati sono due bizzarri e per certi versi inquietanti individui. In primo luogo si sentono cantori di una antica morale perbenista, ammiratori del bel mondo che fu, ma in modo nostalgico, con quei sospironi lunghi che finiscono con un "Ehmbé!". Poi qualcuno deve avergli detto che sono uomini di cinema. A Pupi soprattutto, qualcuno deve aver dato un patentino con su scritto "Egregio, illustrissimo, emerito, bravo, bravissimo, bis". Così lui continua imperterrito a girare film e la stampa, quella che fa questo lavoro come fosse un fardello, una seccatura, lo ama e lo esalta (oggi qualcuno gli ha detto: "Ancora complimenti, questo film è pura poesia!"). Una sorta di circolo vizioso che dovrebbe essere spezzato dal celebre: è una cagata pazzesca. Perché questa supplica di film ("ma quando arrivano, eh si quando…") è talmente sballato, talmente sfasato tra le intenzioni e la realizzazione che la cosa mette quasi più rabbia che imbarazzo. Una storiella così, con tutte le implicazioni psicanalitiche del caso, con degli attori che magari imparano a suonicchiare e non a fingere di suonare il jazz e faccine un po’ più laide e perverse, ecco una storiella così poteva essere qualcosa di importante da sviluppare. E invece Avati che pensa di poter parlare di qualsiasi cosa con lo stesso tono, le stesse scelte di regia, le stesse soluzioni macchiettistiche/lessicali (un po’ come la stampa ‘seccata’ che fa un po’ lo stesso errore da secoli), fa naufragare il plot in mille deliranti e in certi momenti scontate sciocchezze. In primo luogo Avati non sa riempire le sceneggiature di un qualcosa vicino, dico vicino, alla verosimiglianza quando invece verosimile pensa di esserlo continuamente (i drogati(?), sballati(?) fratelli Maramotti sezione ritmica del quintetto sono qualcosa di involontariamente geniale per esemplificare l’assunto). In secondo luogo una cifra stilistica è qualcosa di riconoscibile in positivo, perché emerge anche nella sottrazione. Invece Avati sbanda continuamente, piazza un po’ di calcina e stucco qua e la, costruisce situazioni paradossali scambiandole per comiche, credendo che essere un po’ contriti nel dire due frasi piene di pathos porti alla drammaturgia. Insomma questo ennesimo film di Pupi è una robaccia nemmeno da serie B (i suoi film di genere – i primi horror ma anche I Cavalieri che fecero l’impresa - erano si serie B), che merita di essere sbertucciato e ridacchiato dall’inizio alla fine. Infine si parla tanto male di Rocco Siffredi, di quanto sia violento e misogino e di come tratti le sue partner sul set come schiave e sottomesse. Beh e delle donne dei film di Avati? Tutte così intimamente troie, tutte così rinchiuse in queste brutte, silenziose e grigie vite di fornicatrici, tutte nate solo per fare sorrisini e sfornare bambini, ecco di questa rappresentazione della donna in Avati nessuno ne vuole parlar male?

Postato da: davidet a 14:35 | link | commenti (10) |

 

IL MIO QUOTIDIANO PREFERITO

Già ieri qualsiasi tg dedicava 15 minuti, dico 15, di apertura per sincerarsi delle condizioni di Giovanni Paolo, ma oggi Repubblica (giornale fondato da quel mangiapreti di Eugenio Scalfari) supera se stessa aprendo con la foto di una finestra. Gente, è la foto della finestra del Gemelli dietro la quale riposa Giovanni Paolo II!! Lui che quando aveva le gambuccie per correre faceva certe sgambate, tipo non so alla fine degli ’70 andanva a fare visita a Videla e Pinochet… Comunque il tocco di classe in questa inutile foto sta nel fatto di aver mostrato che dietro c’è UNA LUCE ACCESA!! Vorrà dire che il Papa sta bene! Grazie a dio! Magari domani gli andrà a fare visita Ciampi…

Postato da: davidet a 14:31 | link | commenti |

mercoledì, febbraio 02, 2005

 

LETTERE MAI SPEDITE 2 (e non pubblicate da chi? da Repubblica)
Premessa: oramai è guerra aperta con il giornale di via Parmeggiani. Loro continuano a non pubblicare le mie lettere e io continuo a bersagliarli puntualmente, ogni giorno, inesorabile. Sono il loro grillo parlante, la voce della loro coscienza che gli dice di come si sonovenduti al sistema.
Premessa2: il signor Pavarini, qui in oggetto, è un docente universitario che l'esimio sindaco Cofferati ha voluto come consulente alla Sicurezza, dopo aver sbertucciato Guazzaloca che aveva creato per l'occasione un posto del genere per metterci un amichetto di AN, ex poliziottone: monsiuer Preziosa. Pavarini ha una sorta di contratto di collaborazione da circa 1450 euro al giorno (lavora però solo 60 giorni all'anno, beh meno male...). Ma la cosa bella è che Repubblica riportava dei vagiti di un consigliere di Forza Italia in Comune il quale contestava l'irregolarità del contratto. Così Rep. non ha mica colto l'occasione di dire che 1450 euro sono un'esagerazione (nemmeno a un chirurgo...), ma ha sottolineato l'aspetto zelante della richiesta del consigliere dell'opposizione... Chi ha parlato di pagliuzze e travi, fuori dalla porta
MISERIA E NOBILTA'
Mi stupirò facilmente (si veda la lettera non pubblicata sulle incredibile affermazioni di Silvia Bartolini riguardo alle primarie - "io ho le ho vinte poi le hoi perse, fidatevi non servono a niente"), ma lo stipendio di Pavarini mi impressiona. Non voglio fare il moralista o della retorica a buon mercato, ma cacchio, 1450 euro al giorno, sono un po' troppe. Ma anche se fossero 1200 o 1000... Boh, mi sembra che il valore del denaro stia diventando un'opinione talmente relativa che finisce per scomparire negli anfratti del voluto oblio. Che si tratti della figlia di Guazzaloca o di un intellettuale di area 'gauchiste', il problema è identico. Mi sa che in città un po' di colonizzazione del potere e relativi stipendi fantozzianamente 'galattici', siano tornati dopo defatiganti e furbette pause estive, di moda...
davideturrini@tiscali.it

Postato da: davidet a 12:21 | link | commenti (2) |