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Cosa pensa della guerra in Iraq? "Esattamente l’opposto di quello che pensa la Casa Bianca, ma non mi sento anti-americano a priori. Il punto è questo: dopo la fine della guerra fredda gli Stati Uniti sono rimasti senza nemico e se lo sono inventato, giustificando in modo ridicolo la loro aggressività con l’intenzione di liberare l’Iraq. In realtà volevano il petrolio. Date retta a me, che sono vecchio e il mondo l’ho girato in lungo e in largo: il tempo in cui i problemi si risolvevano con la guerra, oramai, è passato" Come valuta il cinema americano degli ultimi anni? "Un cavallo senza cavaliere corre più velocemente di uno costretto a portare a spasso il suo padrone, ma è molto probabile che vada verso la direzione sbagliata. Allo stesso modo, fatte le dovute eccezioni, i film americani più recenti puntano tutto su immagini strabilianti a effetto immediato, senza preoccuparsi di veicolare un contenuto sensato. Sono meravigliosi, ma non hanno effetto sullo spirito, sul cuore e sull’intelligenza" Però lei dagli Usa si è portato a casa due Oscar, per Spartacus e per Topkapi, e la seconda statuina fa bella mostra di sé sulla mensola del caminetto… "L’Oscar è un’eccezionale soprammobile e lo lascio in bella vista per farlo vedere ai giornalisti. Loro si entusiasmano, eppure io preferisco il quadro che gli sta dietro: un olandese del XVII secolo. A ben pensare, l’Oscar è davvero impertinente a stragli davanti…" Lei è impegnato in attività di assistenza umanitaria… "Ho creato un ospedale in Africa specializzato nella cura di una terribile malattia infantile, mentre in Afganistan ho aperto una scuola per giovani donne. A San Pietroburgo, infine, ho messo in piedi un orfanotrofio per bimbi i cui genitori sono morti di Aids" (Intervista a Peter Ustinov, di Thomas Carta, da Repubblica 30-03-04)
