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CATTOLICI AL CINEMA Bergman e Bunuel sono editi dalla cattolica San Paolo, nota etichetta di sagrestani dell’audiovideo.
Questo per dire che i cattolici, buoni/cattivi, di destra/di sinistra sono dappertutto. Ne ho trovato uno anche ieri dentro la vasca da bagno dell’Autohotel di Ravenna (peccato non fosse una cattolica). Comunque era da un po’ di tempo che Dio, Gesù, la Madonna e san Pancrazio non si manifestavano assieme in un solo film. Parlo della Susanna Tamarro e del suo feuilletton Nel mio amore, terrificante sandwich di sentimentalismi tagliati con l’accetta e di figurine pelose e sentenziose da Vangelo secondo Lei. Non tollero che si faccia del cinema solo per il gusto di affermare una dottrina religiosa (e filosofica) e, implicitamente, di renderla insuperabile e inattaccabile rispetto a tutto il resto. Il cattolicesimo dilaga nel film della Tamarro come un male oscuro, oscuro presagio, presagio dell’onnipresenza. Da lassù tutto è deciso, giustificato e diretto. Guai a chi pensa che il disegnatore del cosmo non sia quello amico del Papa, o del pretino della Tamarro story (che è un pretino che disegna madonnegesùsantiapostoli, fa il formaggio e bacia in bocca le pecore). Perché alla fine, dopo tutto quello che succede alla vita della protagonista de Nel mio amore, c’è sempre una stella friccicarella che brilla nel ciel, e tutti sappiamo chi ha acceso l’interruttore. Nemmeno Badget Bozzo è così integralista: vergogna!
