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Discutendo con un’amica che improvvisamente scopre pulsioni lesbiche, assolutamente complementari e indipendenti dalla direzione etero a cui lei ‘appartiene’, mi accorgo della grande fortuna femminile. Il corpo della donna è bellezza pura, è magnifica soluzione di carne, è incanto per ogni sguardo. Un pettorale non vale un seno, un orribile pendaglio non vale l’astrale profondità del di lei pube, due chiappe maschili non gareggiano nemmeno con il più flaccido e squinternato culo femminile. Quindi, se io sono distratto e attratto da queste meraviglie naturali, non vedo il motivo per il quale non ne può essere attratta direttamente una donna. Ecco la fortuna femminile: scegliere tra la poesia di un corpo di donna e i resti migliori del decaduto corpo maschile. Io, invece, e mi ricollego alla visione di ieri sera (in compagnia della suddetta amica), istinti omosessuali proprio non ne ho. Ciò mi porta, contrariamente al sommo vate Bruce LaBruce autore di "The Raspberry Reich" il cui motto è Omosexuality is the revolution, ad essere un reazionario conservatore. Tralasciando i pompini a profusione di un film che il Lumiere probabilmente schifato ha proiettato in una sala gremita di esuberanti terzetti e quartetti omosex, giusto per non fare la figura dei vecchi tromboni e puritani, è semmai la libertà di espressione nel campo sessuale che frena la libertà dell’individuo in campo sociale e culturale. Quindi non è tanto la sostituzione di un dogma, l’eterosessualità , per un altro dogma, l’omosessualità a provocare mutazioni radicali. Ma non vado oltre, ammiro l’ardore e la possibilità di questa amica di aprire la propria mente e vita, e rimiro la mia povera condizione di eterosessuale bramoso di vedere, toccare, e di essere cullato tra le meraviglie del sesso femminile.
