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OCEAN’S TWELVE di S. Soderbergh
Il panettone di Natale senza uvetta e canditi ma con quintali di glamour. Narrativamente tortuoso, stilisticamente tracotante, l’inconcludente sequel di Ocean’s eleven, mostra la corda al primo snodo di script in cui si sovrappongono nomi di personaggi assenti e piani temporali. Qualche battuta riuscita (Clooney che chiede se sembra un uomo di 50 anni), una Catherine Zeta-Jones pressurizzata in abitini cool da richiamo della foresta, ma un totale appannamento di idee e di voglia di divertirsi (direi aprioristica e confessabilissima volontà dell’operazione Ocean). Peccato anche per una colonna sonora che prova a rifarsi a quella del primo episodio, creando soltanto l’effetto da disco che gira all’infinito sullo stesso refrain.
CHRISTMAS IN LOVE di N. Parenti
Li avevo persi, i gironi infernali natalizi, all’epoca della comparsata di Sordi cameriere (mi pare nel ’93). Ma la pochade nella sua, se si vuole, pochezza d’intenti, ha pochi ma necessari ingredienti. Non rispettare equilibri comici consolidati è dissennato e omicida. Per esempio Boldi e De Sica devono fare coppia, non incontrarsi per caso tre volte per nemmeno sei minuti in un film che ne dura 110. E poi l’abuso dei marchi pubblicitari, il rimando continuo ad un retroterra comune televisivo, fiaccano un abbozzo, già di per sé ridicolo e banale, di script, in una melassa noiosa e avviluppata attorno alle classiche dicotomie estetico/sociali: ricchi vs. poveri e belli vs. brutti. Perché alla fine questa è comicità da status quo, che conferma e amplifica le differenze. Dico peccato, davvero peccato che la comicità popolare sia diventata una autoammirazione delle proprie ignoranti debolezze e arretratezze culturali e non possa mai sollevarsi a motivo di riscatto verso la placida quotidianità . Gli zigomi della Ferilli sono stati scalati e conquistati in diretta, dalla spedizione alpina di Walter Bonatti.
PS prima di ogni spettacolo in questo cinema in cui vado, c’è la pubblicità di due tizi americani che chiacchierano mentre guidano una Volvo. Uno dei due è uno psicologo/illusionista direi wasp, l’altro un signore sui 60 anni, di colore. Il bianco lancia la monetina in aria e chiede all’altro di indovinare: testa o croce? A quanto pare il nero ne ha già indovinate parecchie e i due, e ne veniamo a conoscenza dal dialogo che intrattengono, stanno per fare tappa in qualche casinò di Las Vegas. Nulla di male se non che la didascalia sotto la faccia del tizio di colore indica "Ricco broker, ex senzatetto". Ora, trovo questa pubblicità così moralmente abbietta, o DEPRECCABBBILE e quasi da denuncia penale. E’ in questo modo che educhiamo le persone a fargli credere che il barbone è quello che non ha voglia di lavorare e che se si impegnasse potrebbe pure diventare ricco sfondato. Sapete la creazione di un broker quanti senzatetto provoca? Statistiche ufficiali dicono 23. Slogan: meno broker creiamo, meno senzatetto provochiamo. Altroché cazzate. Boicottiamo la Volvo! Su, forza: non ci costa niente.
