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MORTO UN PAPA SE NE FA UN ALTRO
Soprattutto in questi giorni trovo conferma dell’impossibilità di potermi esprimere liberamente, in quanto laico malpensante, ateo per grazia di dio e in certi momenti della giornata piuttosto agnostico.
La morte del papa è stata in primo luogo la confusione totale tra pura fede, tra sentimento religioso e la melma istituzionalizzata del Vaticano. Caos babelico tra spiritualità e umanità sincera per la morte e la sofferenza di un uomo come tanti altri e l’elevazione a semidio del medesimo data da una delle più squallide e retrive istituzioni statali. Il clericalesimo è il vero colpevole di questa grancassa mediatica e di questa apoteosi della morte in diretta (rimango convinto che il papa sia morto da giorni ma che si siano costruite ad hoc le dirette tv). Le strutture ecclesiali, di uno stato che va ricordato è stato formalizzato dal caro ducetto nel ’29, hanno plasmato e continuamente rimodellato l’agonia sfavillante di un uomo fatto di carne e di ossa. Abbiamo partecipato involontariamente alla contrizione pavloviana che oramai accompagna ogni atto della Chiesa di Roma. E ora siamo ancor più succubi, ancor più servi di prima. Questo per quel che riguarda un giudizio su chi ci comanda, ma se volessimo entrare nel merito potremmo dire a tutti quei laici, a tutti quei piccolo borghesi che hanno paura di finire all’inferno e trasformano la loro naturale indifferenza in senso di colpa per l’ignoto che accadrà da morti, che si vergognino a diventare all’improvviso ‘cristiani’. La coerenza in un paese come l’Italia, in un paese di finti devoti, è merce rara. Giorni e giorni ad ascoltare peana per i viaggi del pontefice, senza raccontare quell’alone di carognetta che Giovanni Paolo si era creato attorno a sé fin dai primi anni di pontificato: la lingua in bocca con Pinochet e Videla, le proteste dei nicaraguensi oppressi a cui il papa intimava di pregare, il totale asservimento all’occidente secolarizzato ma che ha tanto bisogno di ‘spiritualità’, Giovanni Paolo, e con lui la chiesa, sono corsi dietro agli eventi, non li hanno mai compresi in anticipo, non hanno mai compreso la gravità dei drammi sociali se non dopo aver incassato gli assegni sui conti correnti delle banche svizzere (e vaticane). Le adunate oceaniche sono fumo negli occhi perché mentre questi milioni di giovani savi e puri pregavano la gente corrotta e impura moriva a fiotti di fame. E allora grazie di che, Woitjla? Grazie per una sequenza di mea culpa dopo lustri di omertà?
E ancora. L’Unità di ieri titolava, in pieno delirio agiografico: Il papa che voleva la pace. Ribalto e chiedo a Colombo che ha fatto dei master alla Columbia: ma quale papa dell’ultimo secolo, secolo e mezzo ha voluto la guerra? Ogni papa salito sul trono di Pietro ha per primo consolidato le truppe di aderenti, di simpatizzanti, di finanziatori, poi lo spirito, poi la fame nel mondo, poi i milioni di morti per aids in Africa solo perché il preservativo è male. Ma vi rendete conto cosa vuol dire mitizzare questo ex-papa? Per Woitjla aborto e eutanasia sono crimini contro l’umanità al pari di chi sgozza e uccide a sangue freddo; il divorzio e castità erano e sono tabù freudiani di cui nemmeno parlare. E ancora tutta sta storia del muro di Berlino. Ma che c’entra il papa e il cattolicesimo che in questi giorni sguazza nel raccogliere complimenti in merito? Un fico secco. L’impianto finanziario ed economico sovietico è caduto da solo, si è autodisfatto: essere come Forrest Gump nel momento in cui il crollo è avvenuto e passare di lì per benedirlo non è di certo lungimiranza storica, è il solito bieco, ma solenne, opportunismo chiesarolo.
Infine la morte. La morte per un cristiano è solo una tappa, una boa di transito verso il regno di dio. O almeno dovrebbe esserlo. La morte è dramma per chi non crede, per chi si affida alla vita materiale, al pragmatismo quotidiano. Lo dico per tutti questi miliardi di fedeli contriti che si scordano cosa gli dice la loro religione in forma base. Siate felici il papa ora se la gode anche alla ridicola facciaccia, da scout, vostra.
P.S. sì, sono malvagio, cattivo, meschino e misero, ma se qualcuno interviene, intervenga sul merito del problema e non sul tono che ho usato…
