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Ci sono vari modi per dire no. Ma c’è un solo univoco metodo interpretativo per tradurre quei no in un messaggio politico. Gli olandesi e i francesi che hanno rigettato la costituzione europea hanno suggerito, in massa, che l’Europa appena nata deve cambiare registro, deve darsi una regolata. Come diceva De Gaulle (e guarda le contraddizioni della storia con i gollisti francesi che hanno in buona parte appoggiato entusiasticamente il si in Francia) la tecnocrazia non si può magnare (magnare è corsivo mio) l’anima di un’idea politica e sociale. Se accettiamo, e credo lo abbiamo fatto anche i sostenitori di queste varie declinazioni del no, una struttura sovranazionale, accettiamola senza che diventi un nuovo mostro di regalie, professionalità strapagate, burocrazia elefantiaca, neoliberismo smodato, propagatore di squilibri economici e finanziari. Altrimenti che senso ha demandare poteri a un’entità politica che propugna l’esistente, che a detta di tanti (e quei no lo dimostrano abbastanza bene) non funziona granchè bene. Infine c’è questa saggezza professorale che obbliga ¾ dei quotidiani a titolare che chi ha votato no rigetta l’Europa. Nemmeno un commento per questi falsificatori del reale, miopi, piccoli, beceri, estensori di un’idea di società che occulta i problemi, i drammi, le tragedie, i lutti della quotidianità per garantire alle coscienze e alle vite dei propri elettori progressisti ma moderati, una placida esistenza sotto un bel lenzuolo bianco e lindo.
