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Isabella Ferrari è un tale e devastante cicloncino di fascino e passione fin dai tempi di quello che è oramai un must su questo blog: Sapore di mare. Non poteva, un giorno, che uscirne fuori una sorta di biopic, fittizio ma biopic, su di lei. Perché Amatemi è un film che mostra Isabella Ferrari attraverso l’occhio del maritino Renato (che fa pure un cammeo dolce dolce), cioè il taglio di sguardo che l’uomo De Maria, ha sul corpo, sul viso e sulle gambe della donna Ferrari. Poi, dopo il banale assunto iniziale, mentre seguivo il film, in compagnia di Rinaldo Censi (che incontro più di mia madre), mi è pian piano riaffiorato quel sentore di liberazione femminile dal ruolo precostituito di moglie prona presente in Pane e tulipani. E guarda chi ti ritrovo tra le autrici dello script? La Leondeff! Evidentemente l’alchimia tra lo spirito leondeffiano e la regia dell’ometto di turno (Soldini e ora De Maria) è qualcosa di estremamente sano e sinceramente poco precostituito, poco codificato. Il personaggino della Ferrari per alcune signore un po’ demodé e piuttosto conservatrici, potrebbe essere semplificato con l’assunto: ma questa è una troia. Per il sottoscritto e spero anche per Censi (che pare avesse appena finito di vedere per la sesta volta Operai, contadini di Straub e Huillet), invece, si tratta di una versione poeticamente e politicamente libera e intrigante dell’erotismo e della sessualità vissuti senza l’impellenza delle tappe forzate che costringono la nostra vita ad una terrificante pappa di atti ufficiali identici e cadenzati pedissequamente nel tempo: battesimo, comunione, cresima, università, lavoro corretto e abbondante entro i 28 anni, fidanzamento, mutuo, matrimonio, il primo figlio, il mar Rosso, il secondo figlio, le Mauritius, l’asilo e le tappe scolastiche del figlio, quanto manca alla pensione?, problemi di eiaculazione precoce, la macchinona, diventare nonni, qualche problemino di circolazione del sangue, la pensione, la casa in campagna o al mare, l’infarto, l’estrema unzione, il cimitero. Abbiamo dimenticato la dimensione della propria sessualità, ma fa niente. Certo a De Maria questo non interessava per nulla, l’ho aggiunto io. Ma andate a vedere Amatemi perché il tono grottesco calza a pennello in questa composizione cinematografica (mi ha ricordato la follia di Perduto amor di Battiato) e potremo pure imparare perché un vecchietto che si avventura ad attraversare un incrocio lo tiriamo sotto e Isabella Ferrari che sbuca all’improvviso da dietro una macchina per compiere lo stesso atto, no.
