CASSONETTO DIFFERENZIATO PER IL FRUTTO DEL PECCATO
Ringrazio innanzitutto gli elettori del seggio 269 di Bologna, dove ho prestato servizio per tre giorni: 46,93% i votanti. Per 23 voti non si è raggiunto il quorum. Detto questo non può essere più tollerata questa imposizione di valori religiosi in uno stato che si dice laico. Tanto lo so, domani avrete già dimenticato tutto, anche i più convinti assertori del si. Ricomincerete a pensare alle ferie, al conto in banca, alle bollette. Alle solite tappe elencate più sotto in un altro post. Se la vostra amichetta del cuore o collega di lavoro ieri è andata al mare invece che a votare, giusto da giovedì ricomincerete a salutarla. La realizzazione dell’individuo è oramai solo questa. A nulla serve pensare con il proprio cervello, perché il rullo compressore delle ovvietà e del superfluo non lo si può fermare. Lo stesso pc su cui sto scrivendo fa parte di questa mentalità ipertecnologica e frettolosa che lascia solo cadaveri dietro di sé. Ma io ne faccio volentieri a meno. Vi lascio i vostri papi buoni, le vostre certezze economiche e culturali da borghesi, la vostra legalità, il vostro moderatismo buono giusto per cambiare canale davanti alla tv. Perché c’è solo amarezza nel vedere la gioia e la sicumera di chi invita a non esprimersi. Provate a pensarci: meglio che non dici nulla, che non dai un parere. Ma che storia è questa? Il progresso è solo sky e fastweb o la possibilità di essere liberi e non schiavi del pensiero altrui? Me lo chiedo, perché credo che il più grande danno in questi casi lo compiono i finti assertori del sì, delle cause della domenica. Mi sono arrivati, nei giorni scorsi, ben tre sms con scritto vota sì. A me. Ecco vedete vuol dire che qualcosa non funziona nemmeno tra quel 26% di votanti. Mostrarsi di fronte alle truppe clericali, senza una grande idea di fondo, una strategia di pensiero, uno straccio di condivisione valoriale, è come perdere prima di iniziare. Avanziamo per slogan e non per convinzioni personali, per trita appartenenza partitica e non per coerenza individuale. Ieri sera quella sagoma di Giovanardi diceva a Fassino: “Ma cosa ti lamenti dell’astensionismo che due anni fa al referendum del 15 giugno hai invitato gli elettori a non votare?”. Cosa fate allora, dite che questo signore, che io reputo un garrulo coglione, ha torto? Il sindaco della città con il seggio 269 dopo essersi battuto per anni per l’estensione dell’articolo 18 alle aziende con meno di 15 dipendenti, all’improvviso si dichiarò per l’astensione sui quesiti referendari in merito. Però due giorni fa, nel silenzio più assordante, ha detto che sarebbe andato a votare quattro sì a questi referendum. Era in vacanza pare all’Elba e non si capisce se è tornato per fare la dichiarazione (era di venerdì, giusto in tempo per la chiusura) o addirittura per votare (pare abbia votato misteriosamente ieri mattina alle 8). Ecco questi sono i leader politici che ci aiutano a pensare con la nostra testa: smorzare gli entusiasmi nei loro confronti non vi sembra un atto dovuto? Infine, due righe per tutte quelle donne che non sono andate a votare. Vi hanno chiesto di parlare di voi, di decidere per il vostro corpo e la vostra anima, la vostra vita, la vita di chi verrà. Erano quattro quesiti che dimostravano il grado di bassezza raggiunto dal clero italiano e dalla grande forza dei meccanismi democratici raggiunti in questo paese. Ebbene, non esprimendovi o non impegnandovi per confrontarvi e capire avete commesso un errore davvero bestiale. In fondo i quesiti miravano a ristabilire un principio di scelta e non ad imporre moralismi, verso i quali dopo ieri, mi opporrò con ancor più forza. Ribellatevi davvero, sollevatevi: è l’unico modo per proseguire.